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Forzatura sentimentale. Non à solidarietà! 

di Tullio Parlante                 

Se prendiamo i dati del presidente di Confindustria di Siracusa Diego Bivona, sulla situazione occupazionale della Provincia e della Regione, gli stessi ci dicono che il tasso di disoccupazione oscilla tra il 21,4% e il 43%.

Cifre allarmanti – ancor di più – se vengono visti in ambito nazionale. 

Ciò detto, per portarci all’interno dell’analisi fatta da alcuni ristoratori/albergatori del posto, allorché si sono offerti di impiegare - concedendo loro un posto di lavoro - quelle persone che sono arrivati sul nostro territorio a bordo della nave Sea Watch rimasta in attesa di attracco per diversi giorni.

Delle scelte politiche, si possono condividere o meno, ma, quando ci si trova di fronte a fatti come l'ultimo arrivo di 47 migranti di cui nulla si sà se non quello che sono stati tratti in salvo in mare aperto da una nave battente bandiera olandese con equipaggio tedesco che hanno fatto di tutto per attraccare in un porto italiano, qualche indubbio sospetto si crea automaticamente.

Tornando alla solidarietà (la coscienza viva e operante di appartenere a una comunità, condividendone le necessità, in quanto si esprime in iniziative individuali o collettivo di sostegno morale o materiale) non v'è dubbio che una forzatura sentimentale abbia avuto il sopravvento sui cittadini di  Catania, se non altro perché quasi sempre i sentimenti hanno ragione su considerazioni di logiche politiche, ma, esprimere quel consenso di partecipazione attiva nel dichiarare che per loro - pur di lasciarli scendere - è pronto anche il posto di lavoro, significa mortificare tutti quei giovani disoccupati che sono tagliati fuori dal mondo del lavoro.

Anche perché, non si venga a dire che in mezzo all'oscillazione di quei dati negativi trascritti in appendice non si trovano risorse giovani e fresche per occupare quei "posti di lavoro" messi a bando da questi meravigliosi imprenditori della ristorazione e altro.

La storia non ci smentisce se continuiamo a dire che siamo un popolo di solidaristici/accoglienti.

Non siamo certamente razzisti, come qualcuno vorrebbe farci passare, ma, soprattutto, non siamo di quelli che girano la testa dall'altro lato.

Non è retorica, è un dato di fatto.

Come lo è quello di una sciagurata e vergognosa accoglienza che ha permesso questo stato di cose.

La vera solidarietà va fatta con i crismi del dopo non quello dell'adesso e del prima.

Giusto, giustissimo, cercare di aiutare chi sta in difficoltà, ma ciò non deve farci navigare al buio senza sapere che rotta abbiamo o stiamo prendendo.

Questi dati Istat al ribasso, per quanto riguarda l'occupazione giovanile italiana, deve farci riflettere a mente lucida, senza emozioni di sorta che, magari, potrebbe condizionarci a tal punto da non vedere ciò che succede sotto i nostri occhi.

Nella quotidianità di questi nostri giovani, non possiamo far finta di non vedere lo stato di prostrazione a cui sono arrivati dopo anni di studi e sacrifici vari in attesa di un posto di lavoro.

Come non possiamo non renderci conto delle difficoltà di questo popolo di migranti che scappano da guerre (e sono pochi) e miserie per raggiungere uno stato democratico.

Ma, cerchiamo di dare delle priorità, diversamente...

tutti pazzi per la Civita

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