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Fabrizio Di StefanoUn politico locale è migliore di uno a caso?   

di Tullio Parlante       

La scesa in campo dell’ex Senatore Fabrizio Di Stefano - ben accetta e ben accolta – non è stato altro che uno scossone all’indirizzo della politica locale.   

Politica intenta a discutere del nulla senza aver programmato e progettata una scelta significativa (derivante dagli accordi nazionali dove il candidato presidente era toccato a Fdl) che potesse dare valore e sostanza al grande popolo di centrodestra.

Politico di grande esperienza, maturata all’interno di un grande percorso politico-amministrativo dove la capacità e la presenza attiva ha permesso la raccolta di consenso ovunque ci sia stato un qualcosa da portare a compimento, fa di questo personaggio pubblico un indirizzo politico da non sottovalutare.

Preparazione amministrativa di grande spessore comunicativo, laddove le fasi di impegno era costante ai fini di una presenza attiva del momento.

Tutto ciò racchiude delle qualità di cui la nostra Regione ha bisogno.

Dopo aver assistito, quasi quotidianamente, a forme anche di ripicche, tra le componenti politiche che dovevano tirare fuori il famoso nome per la presidenza regionale, ecco che dal nulla (inteso come nominativo che non faceva parte della ristretta rosa di candidati) compare sulla scena politica locale questo candidato che, onorabilmente, ci ha rappresentato per anni all’interno dei palazzi romani.  

Ora, se si considera che le elezioni regionali sono diverse da quelle nazionali, per il semplice fatto che si preferisce un politico locale contrariamente a un esterno che poco sa delle problematiche abruzzesi, non si può non tener conto che questa ascesa produrrà scossoni tali da far riflettere coloro i quali “probabilmente” hanno giocato o tentennato sulla scelta qualitativa del concorrente in possesso di requisiti della nostra terra.

Questa nostra Regione, martoriata e allo stato primordiale (inteso come possibilità di sviluppo) pur con delle grandi potenzialità, ha necessità di affidarsi a un governatore che metta in primo piano le risoluzioni strategiche che ci potranno portare fuori da questo negativo momento di stallo.

Che riuscirà a trovare le soluzioni occupazionali che questo territorio merita. Insieme a tante altre risoluzioni che avranno nei mass-media il punto di riferimento.

Tuttavia, senza forzare gli equilibri politici locali, non si può assistere passivamente senza esprimere una propria opinione a delle scelte obbligatorie, non in linea con il nostro modello politico locale, che potrebbero rischiare anche di far continuare il governo politico regionale del dopo Luciano.

Gli artefici di quel momento, all’interno della cabina elettorale, siamo noi e solo noi.

Senza condizionamento alcuno.

tutti pazzi per la Civita

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