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Saranno i giudici a stabilirlo!       

di Tullio Parlante   

Che in un sistema democratico, la giustizia sia uno dei pilastri portanti della società, è un dato di fatto.   

Che qualche volta - la stessa - sconfina nella politica a torto o a ragione, ci può anche stare.   

Ma, adesso leggere che i giudici debbano anche decidere il calendario venatorio (il Centro del 15.09.18 I Giudici: da domani la caccia può partire) diventa un pochino noioso, ma, allo stesso tempo gratificante per quanti sono convinti che chi ha voglia e necessità di sparare, mettendo alla prova le proprie qualità miratorie, può recarsi presso il poligono di tiro, laddove potrà reprimere le proprie voglie cacciatoriali.

La diatriba nasce dal ricorso del Wwf contro la prima versione del calendario venatorio approvato il 23 luglio dalla Regione Abruzzo.

Ammesso e non concesso che "forse" questa volta la magnanimità della giustizia - nuova versione restrittiva del 4 settembre - ha generato un allungamento della vita a 98 mila animali, quello che rimane incomprensibile è che nel terzo millennio ci sono ancora persone che devono definirsi cacciatori.

Cacciatori di che cosa? Di piccoli animali indifesi che non hanno modo per potersi difendere? Per poter gioire l'indomani, all'indirizzo dei propri amici, di aver ammazzato un volatile che ha esaltato le sue qualità migratorie?

Suvvia, non basta aver danneggiato l'equilibrio della natura, distruggendo habitat e alimentazione di specie animali, ora deve intervenire anche la Magistratura per correggere questo falso modello di spirito d'avventura che culmina nel prendere di mira una varietà di animali che, se la maggior parte non fossero allevati in cattività, potrebbero scomparire definitivamente dalla scena. 

Sterminare una varietà di animali solo per il gusto di uccidere, denota lo stato di confusione mentale di quanti sono ancora convinti che andare in giro con una doppietta a tracollo, faccia sentire gli stessi onnipotenti, solo per il fatto di rappresentare una categoria che, forte della creazione e grande distribuzione delle lobby delle armi, rimangono convinti di sentirsi dei "potenti"

Tuttavia, al di là delle oggettive reazioni negative - all'indirizzo di questi Dei sulla terra che decidono in quanti devono morire per soddisfare le loro vergognose voglie nell' accarezzare il cane (inteso come grilletto del fucile che alzato arma lo scoppio delle canne del fucile) che deciderà la fine di un piccolo volatile o di un piccolo animale a quattro zampe, non rimane incomprensibile l'intervento dei giudici all'interno di questo noioso focalaio di benpensanti, i quali, sono (purtroppo) convinti che senza il consumo di cartucce e acquisto di fucili, si perderebbe una buona fetta di posti di lavoro. Sbagliato.

La fabbrica o le fabbriche del genere, si possono riconvertire.

Le scusanti, non esistono. 

tutti pazzi per la Civita 

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