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Le regole vanno rispettate   

di Tullio Parlante   

Nell'ordinaria lettura quotidiana de "Il Centro " del 9.6.18 (articolo ben trascritto se si considerano i tanti casi di cui non ne veniamo a conoscenza) si viene colpito dall'esito di una sentenza - ruba buoni postali, non si può licenziare - che ha dell'incredibile.   

Vero che siamo un Paese strano. Vero che delle allucinazioni, spesso, ne facciamo pane quotidiano. Vero che viviamo in un contesto sociale da brividi.

E potremmo continuare, ma, quando una sentenza di colpevolezza azzera la pena, quindi il licenziamento, solo perché è arrivata a distanza di sei anni, probabilmente ci troviamo di fronte a un fatto nuovo che mette in discussione i diritti come i doveri. 

La considerazione scaturisce dal dubbio che crea l'analisi dei due aggettivi.

Ovvero.  Accertato il fatto non posso licenziare chi si è macchiato di un reato, perché la giurisprudenza concede troppa libertà di pensiero all'indirizzo di chi deve emettere una sentenza.

La seconda non può annoverare tra i propri doveri quello di commettere un reato sapendo poi di farla franca.

Il pilastro su cui regge una democrazia è proprio quello del rispetto delle regole.

Di una sana e pura convivenza civile.

Non quello di poterle applicare a proprio uso e consumo personale.

Non funziona così, o quantomeno, non dovrebbe funzionare così.

Aprire questi percorsi legislativi/umanitari in favore di chi delinque, non ci permette di fare pace con quel modello di società che deve pensare e provvedere alle necessità di chiunque ha un problema nei riguardi della giustizia.

Sono segnali negativi che danno solo apporto di pessimismo qualitativo all'indirizzo di chi è il proprio gestore del rispetto.

Essere parte integrante della società, significa - oltre alla non violazione delle norme - guardare con occhio attento anche a coloro i quali sono i gestori e i custodi dell'applicazione delle leggi.

Spesso capita di assistere e vedere troppa superficialità nell'applicare la dovuta e giusta pena in risposta al reato commesso, ciò potrebbe portare a una deriva antidemocratica se non si ritorna a valutazioni oggettive serie e certe all'indirizzo di chi è parte integrante della storia di una libera democrazia.

Si è arrivati all'esasperazione nel leggere che spesso le maglie della Giustizia sono troppo larghe. Per cui, laddove bisogna restringere le stesse, credo sia doveroso cominciare a pensarci seriamente.

Diversamente, potremmo incamminarci su un percorso irto di ostacoli che potrebbe fuorviarci nell'individuare la strada maestra che ci riporta a questa democrazia ha noi tanto cara.

tutti pazzi per la Civita

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