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Gli insegnanti e i docenti meritano sempre rispetto!

di Tullio Parlante

Non per tornare su un argomento scottante, già trattato in precedenza con riguardo, che coinvolge – loro malgrado – gli insegnanti scolastici, ma, l’ultimo caso verificatosi a Lucca merita attenzione se non altro per l’arroganza dello studente nei confronti del docente. 

Premesso che atteggiamenti del genere nascono all’interno delle mura domestiche, dove il livello educativo genitoriale nulla ha fatto per far recepire ai figli l’a-b-c del rispetto verso gli altri, diventando abissale (misurato in termini di dialogo) questo distacco tra genitori e figli.

Premesso che quando saranno prese le dovute richieste di sanzioni verso i tre studenti che hanno commesso la vigliaccata, le stesse dovranno coinvolgere tutta la classe, se non altro per il fatto che anziché intervenire hanno pensato bene di riprendere esclusivamente la scena per postarlo.

Premesso che la frequenza di questi atti stanno diventando troppo frequente, non sarebbe il caso di cominciare a fare le cose seriamente? Ovvero.

La prima cosa da fare è: sospendere per un mese tutta la classe o addirittura far ripetere l’anno scolastico.

I genitori dei ragazzi che lavorano devono essere sospesi anche loro per lo stesso periodo senza stipendio. Così facendo, genitori e figli avranno la possibilità di riflettere sul momentaneo errore commesso, ma, soprattutto cercare di capire insieme i vari problemi familiari cercando di porci rimedio educativo.

Se non si mette mano nella tasca – quindi andando a toccare il punto centrale della latitanza familiare - non si riuscirà mai a far capire che il rispetto è fondamentale.

Che la ragionevolezza educativa, che deve seguire nel circuito scolastico e che deve partire essenzialmente dalla famiglia, farà fatica ad uscire da questa spirale di scorrettezza e menefreghismo vergognoso che “autorizza” questi maleducati a comportarsi come animali (con il massimo rispetto di questa specie) come spesso ultimamente leggiamo su vari quotidiani nazionale e non.

La scuola, sacrario del sapere, non può essere ridotta a mera merce di scambio numerico tra un somaro (nel senso di non aver studiato) è un docente che deve valutare la preparazione di chi domani – nella società – andrà a ricoprire posti con varie responsabilità.

Considerando anche che lo stesso, non lautamente pagato, ha scelto di fare quella professione per insegnare quella parte iniziale di approccio alla vita, non per uscire di casa la mattina con elmetto e giubbotto rafforzato.

Non siamo in guerra.

Non lo sono soprattutto gli insegnanti.   

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