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Quando fare il medico era una vocazione

di Tullio Parlante

Non c’è proprio limite all’indecenza del profitto e all’arroganza umana.

Il grande filosofo greco Ippocrate si rivolterà nella tomba maledicendo e rimanendo esterrefatto immaginando questo grande squallore che coinvolge pochissimi personaggi della medicina.

La grande arte medica non del guadagno ma della comunicazione, raccontata in oltre 60 volumi di storia medica e della medicina, pare sia rimasto nell’alveolo del nulla se paragonato a questi luminari della scienza medica che - in virtù di un lauto profitto economico - stanno distruggendo la vera essenza del guarire.

Il medico. Uomo che negli anni passati era una celebrità di umanità e di professionalità, è stato ridotto (vivaddio da parte di pochi) a mera merce di scambio economico, senza più tenere in essere quei sacri principi che li differenziavano da altri.

Il personaggio tipico degli anni sessanta - verso cui chinare il capo in segno di rispetto era un atto dovuto – ci riporta alla memoria quando sentir parlare di medicina significava avere di fronte un luminare che si prendeva cura del proprio ammalato, senza guardare il livello sociale di appartenenza.

L’unico vero e solo scopo era quello di individuare la malattia e porre rimedio alla stessa, senza forzature di carattere economico e altro.

Se questi “signori” hanno lucrato sulla salute umana, è giusto che ne paghino le dovute conseguenze, stando sempre attento di non fare di un’erba un fascio.

Tuttavia, se questa società, marcia dei propri valori fondamentali, non si riappropria di quel costume di umanità medica, leggeremo ancora di farabutti che continueranno ad infangare il sacro giuramento di Ippocrate.

Di professioni ce ne sono tante. Ma quello della professione medica, soltanto perché salva una vita umana, merita tanta di quella considerazione e quel rispetto da non poter mai giustificare ciò che pochi, o alcuni, fanno a danno del comune cittadino.

Se il traguardo di anni di sacrifici scolastici è mirato solo e soltanto al fattore economico, significa rinnegare tutto ciò che la storia della medicina ha comportato per tutti questi anni nell’esaltare il rapporto umano che solo questo modello di professionalità permette.

Tuttavia, anche se sono irrilevanti i farabutti in questo settore, facciamo si che la collaborazione di tutti gli apparati della società civile (nel portare alla luce del sole queste spregiudicate forme di arricchimento) continui fino all’isolamento di questi soggetti che demonizzano la classe dei professionisti della salute.      

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