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L’Abruzzo del vino ha bisogno di un nuovo maestro

di Gianmarco Arca

Sono tristemente lontani gli anni in cui l’Abruzzo poteva vantare due illustri maestri in campo enologico, famosi a livello nazionale e internazionale, favolosi interpreti della potenza e dello stile del vino abruzzese, capaci di primeggiare in un settore altamente competitivo come quello vitivinicolo.

Stiamo ovviamente parlando di Edoardo Valentini e Gianni Masciarelli, scomparsi rispettivamente nel 2006 e nel 2008.

Due uomini molto diversi. Due aziende molto diverse: nella filosofia, nei numeri, ovviamente nelle politiche commerciali. Eppure entrambi capaci di primeggiare fino ad essere presi come esempio da decine e decine di produttori in tutta la penisola.

Con tutto il rispetto per il loro eredi, che continuano egregiamente l’attività produttiva, l’Abruzzo del vino soffre la mancanza di un personaggio carismatico, qualcuno che sappia imporsi oltre i confini regionali e che funga da punto di riferimento per tutto il settore.

Non possiamo aspettarci questo ruolo da Emidio Pepe, oramai ottantacinquenne, storico produttore legato a tecniche di vinificazione fin troppo tradizionali.

Forse la chiave sta nell’innovazione, nella sperimentazione, nella capacità di produrre qualcosa di unico ma allo stesso tempo riconoscibile.

Qualcosa che venga ricompensato dal mercato e dalla critica per il suo giusto valore, che non può e non deve rimanere basso.

Ci vuole insomma un campione, un condottiero che si imponga con forza sul mercato con prodotti di altissima qualità per i quali la gente sia disposta a spendere.

Qualcuno che faccia proseliti e riattivi quel circolo virtuoso capace di dare finalmente all’Abruzzo la giusta collocazione nel panorama vinicolo italiano ed europeo.

Forse quest’uomo o questa donna esiste già.

Speriamo di scoprirlo presto.

Si ringrazia Tullio Parlante per la gradita segnalazione

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