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Hanno vinto i paracadutati!

di Tullio Parlante

Dopo aver visionato tutte le caselle degli aspiranti politici a un seggio romano, ci lamentiamo che il distacco dalla politica, da parte dei cittadini, diventa sempre più abissale.

Come può, il comune elettore sia di centro destra che di centro sinistra, accettare candidature che non sono rappresentanti del territorio?

Queste attenzioni rivolte solo alla sistemazione dei vari personaggi (perché si preferisce gli incompetenti ma fedeli) denota la grettezza e l'arroganza della politica nazionale che non tiene in considerazione le necessità territoriali ma solo quello di sistemare i battitacchi della prima e ultima ora.

Il 4 marzo, molti si sono turati il naso mentre mettevano quella croce sulla scheda, ma, l’hanno fatto solo per il rispetto delle direttive che arrivano dalle varie segreterie di partito.

Vedere catapultati - dal nord e sud Italia - personaggi che non hanno nulla a che vedere con le nostre origini e tradizioni, denota l'irrazionalità della politica nel cercare solo e solo il proprio tornaconto personale espresso dall'occupazione dei posti chiave dato dal potere.

Si dovrebbero vergognare, le segreterie di partito, quando catapultano questi ologrammi in giro per l'Italia che nulla conoscono e nulla sanno delle reali necessità del territorio che li dovrebbe votare.

Questa sofferenza politica, nell'accettare sempre ciò che arriva dall'alto, aumenta quella terribile orticaria che è diventata la massima espressione del non voto.

Perché rimane difficile, da parte del lettore, andare ad esprimere un voto in favore di un personaggio che non ci rappresenta.

Questo maleodorante senso di irresponsabilità verso il territorio, da parte di chi gestisce le leve del potere, fa aumentare ancora di più quella forbice di nausea popolare verso quel tipo di politica gestita a senso unico.

Le popolazioni locali sentono il bisogno di essere rappresentati da persone che vivono la quotidianità della propria terra, non da chi neanche riesce a comprendere il linguaggio ormonale-dialettale della nostra amata terra d' Abruzzo.

Queste grosse ingiustizie politiche, che prima o poi si pagano, alimentano ancor di più quella rabbia all'indirizzo di quella politica depressiva che giorno dopo giorno incarna il demone dell'allontanamento dalla cabina elettorale.

Chi andrà ad occupare lo scranno di Montecitorio o di palazzo Madama, deve essere la massima espressione del nostro modello territoriale a cui potremo fare riferimento.

Quindi, inteso come maggior azionista di una società di cui se ne conosce vita e miracoli.

Tuttavia, considerando che questa analisi proviene dall'attaccamento e dall'amore che ogni abruzzese nutre per la propria terra, non si può non evidenziare e ricordare che siamo rimasti sconcertati dalla non elezione della De Matteo – Chieti – che degnamente rappresentava sia il territorio che tutti noi abruzzesi. 

Tullio Parlante      

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