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Lago di ScannoLe nostre venti meraviglie

di Tullio Parlante

Quando si dice: le sette meraviglie del mondo.

Ebbene, perché non diciamo le venti meraviglie d'Abruzzo, con le prime sette: Basilica di Collemaggio dell’Aquila, Castello di Roccascalegna, Rocca Calascio,  Abbazia di San Giovanni in Venere di Fossacesia, Eremo di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice, Alba Fucens a Massa d’Albe, Abbazia di San Liberatore a Majella a Serramonacesca, che meritano tanta di quell'attenzione da farci "spesso" dimenticare di che tipo di ricchezza disponiamo  - se la politica facesse quello per cui è titolato a fare nel rappresentarci - per aumentare quell'occupazione che è diventata la tragedia giovanile del terzo millennio?

Sul territorio, abbiamo un percorso turistico-culturale-religioso talmente ricco di storia che viene sistematicamente ignorato da chi ha il sacrosanto dovere di investire sul turismo.

Ovvero la politica. Non è che tutto il peggio del peggio sia da imputare alla politica, ma laddove la sua presenza e impostazione di rendita occupazionale mette in evidenza un modello di lavoro che potrà e darà indubbiamente i propri frutti, la stessa latita.

Non v'è dubbio che il privato potrebbe anche mettersi a disposizione con esigui capitali che avranno comunque un introito da controbilanciare, ma, se il ruggito del coniglio non permette di aprire questo percorso, nell'utilizzo di questa strada maestra, siamo sempre punto da capo. 

Bellezze naturali che tutti ci invidiano.

Luoghi così caratteristici - che meritano di essere visti e vissuti fino in fondo - da farci vergognare sapendo che rimangono li solo per pochi eletti.

Il traino professionale dell'industria del turismo, deve fare quel salto di qualità che ci potrebbe permettere di uscire da questo momento negativo occupazionale.

Tuttavia, anche se si continua a segnalare questa ricchezza, finché - il potere politico - non ci metterà del suo, non faremo altro che continuare a evidenziare queste grandi potenzialità che molti ci invidiano e tanti saprebbero come farli fruttare.

Allora il dubbio viene.

Se guardiamo le comodità d'accoglienza turistica di altre regioni, che hanno saputo sfruttare il proprio territorio in favore della propria collettività, perché noi (inteso come rapporto politico-territorio) non siamo in grado di raggiungere lo stesso livello produttivo?

Siamo forse incapaci. non credo proprio. 

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