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La politica: bene comune della società?

di Tullio Parlante

Ci risiamo. La pattuglia dei salvatori della Patria - quando sarò eletto ci penso io a risolvere i vostri problemi - è pronta per prostrarsi di fronte al potentato politico di turno.

La rielezione al seggio parlamentare è il traguardo da raggiungere a tutti i costi. Chi è scattato sempre a comando agli ordini del "padrone" non dovrebbe avere nessun problema nell'essere rieletto.

Chi invece di affaccia sull'orlo dell'abbondanza economica parlamentare, deve faticare più di altri rispolverando l'atteggiamento di ieri fino ad oggi nei rapporti con il potentato di turno.

Tutti vogliono andare a Roma. Tutti (inteso come quelli che fanno politica di mestiere o a tratti come principianti sia del bene comune che dell'appartenenza a un comune linguaggio politichese) vogliono gratificarsi nel farsi chiamare Onorevole o Senatore.

Certamente è vero che una democrazia ha bisogno della politica, ma quando questa diventa un carrozzone solo carico di privilegi a discapito della collettività, viene un senso di nausea vedere e leggere di questa rincorsa verso il sogno proibito: la candidatura.

Oggi più di ieri il distacco dalla politica e ben cosa nota. Basta vedere le leggi che il Parlamento ci propina. Per poi lamentarci dei Giudici nell'applicazione delle stesse.

Vediamo quotidianamente - da parte della politica - un palese distacco dai problemi reali che ci fanno sobbalzare sulla sedia quando leggiamo di certe sentenze.

Ma ciò non è forse la risposta a normative scritte male o che danno adito a tante di quelle interpretazioni che portano chiunque a poter sbagliare? Si è rinnegata e maledetta la prima Repubblica.

Ma, con il senno del poi, questa seconda è migliore della prima?

Per essere credibili, oltre a mettersi a disposizione della collettività in modo reale e concreto tenendo ben in evidenza i problemi quotidiani di chi fatica non poco per arrivare alla fine del mese, bisogna che non sia morboso l'attaccamento a quella poltrona.

Bisogna riconquistare quel modello di politica che andava bene al Paese.

Fatta di qualità e di norme che lasciavano pochi insoddisfatti, rispetto ad oggi dove non si riesce a trovare una categoria professionale che non subisce a tal punto da emigrare. I bisogni sono tanti e tali che ormai il popolo è stanco di sentire sempre le stesse tiritele.

Chi lotta, sgomitando a più non posso per aver un posto al fianco degli onnipotenti dei, devono solo cercare di ridare un po' di dignità a questa politica corrotta dal solo pensiero dell'acquisizione del bene personale.

Tuttavia, ringraziando Iddio nella considerazione che non tutti sono corrotti, non possiamo che continuare a stare sempre all'erta. Perché stanchi di promesse e solo promesse.

Chi ci rappresenta, insieme ai futuri nuovi Deputati, dovrà tenere ben in considerazione che il popolo italiano si è spossessato dell'anello al naso da parecchio tempo.

Ci costa-costerà caro il tempo di un mandato, ma poi non dimentichiamo. Uno dei casi è il 4 dicembre 2016.

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