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Il "Presepe Aquilano"

di Fulgenzio Ciccozzi

Verrebbe da dire: quanto è bella L’Aquila di sera.

Ma, cosa può esserci di bello in una città in ricostruzione, priva, in vaste aree, di luminarie, con i palazzi imbracati, con la strade sconnesse e impolverate in virtù dei lavori di ristrutturazione.

Eppure in quel silenzio, quasi irreale, si possono cogliere sfumature di una vitalità momentaneamente sopita, ma che faticosamente sta cerando di riemergere.

Una vitalità che assume il volto delle maestranze appena uscite dai cantieri che, cellulari alla mano, in lessico dialettale, comunicano con i propri familiari.

Stanchi, si accomiatano dai colleghi dandosi appuntamento per il giorno dopo. Giorno che inizia molto presto. All’alba. Già prima delle sei del mattino, si ode il cigolio delle porte degli appartamenti e a passi cadenzati, con qualche colpettino di tosse,  gli operai guadagnano la porta d’ingresso.

Puliscono i vetri delle macchine, già gelati dalle prime freddure tardo autunnali, e si avviano nei luoghi di lavoro. Una vitalità, quella della città, che assume il volto dei palazzi ristrutturati dalle cui vetrate illuminate si può cogliere furtivamente la vita che riprende negli uffici e nelle abitazioni.

Poi, c’è la voglia di riappropriarsi del “centro”, insita anche negli avventori seduti in quei bar border line oltre i quali c’è un’immensa distesa di buio e solo sprazzi di luce. C’è il Palazzetto dei Nobili che potremmo definire una piccola stella polare che “da voce” all’arte, alla società.

Proprio in questi giorni (dal 14 al 24 novembre), in quella naturale enclave culturale, si tiene una mostra di presepi di Lucio Capri.

L’artista aquilano ha voluto proporre, con abilità artigianale non comune, e con dovizia di particolari, alcuni angoli della città contestualizzandoli nell’arte sacra del Natale, tipica dei migliori presepisti napoletani ed europei.

Le opere esposte sono uniche, fatte a mano utilizzando materiali di riciclo, di polistirene, di cartongesso. Ecco dunque alcuni scorci dell’Aquila, conosciuti e meno conosciuti, spigoli di muri di chiese e di palazzi storici, riacquistare nuova vita.

Le scene della natività hanno come coprotagoniste persone semplici, del popolo. Personaggi realmente esistiti che appartengono o sono appartenuti alla vita e al folclore di questa città.

Un esempio tipico è quello “degliju ombrellaru” che riparava gli ombrelli accanto al bar Florida, a piedi piazza. Gente ritratta mentre svolgeva i propri mestieri, anche in maniera inusuale, come il dentista che cava i denti con pinze impiegate anche per espletare altri lavori. Tanto per essere più funzionali e pronti a ogni evenienza!

Oppure, è possibile osservare il cardalana adoperare lo scardasso, minuziosamente riprodotto e perfettamente funzionante. Nelle scenografie è spesso raffigurata l’immagine del maligno che appare incatenato.

E’ il diavolo tenuto a bada dal Cristo. Un Cristo nato per lenire le tribolazioni della gente e per alleviare le inquietudini di una città duramente colpita, così come rappresentata in una delle scene di questa pregevole esposizione. “Mi piacerebbe creare una tradizione.

Quella del “Presepe Aquilano”, spiega lo stesso autore. Ecco, questo è oggi uno spicchio della mia città!

tutti pazzi per la Civita

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