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Sei scelleratezze da eliminare subito

di Maria Paola Iannella*

Va bene tutto, anche una legge sulla ricostruzione che arriva dopo 5 anni.

Purché siano finalmente previsti tempi certi nei pagamenti e nel completamento delle procedure.

Pretendere che un’impresa si trovi ad anticipare 3 milioni di euro, come nel caso di una delle nostre associate Aniem Abruzzo,  ha un segno preciso: scegliere la mafia in luogo della legge, perché questa di liquidità ne ha da vendere.

Semplicemente così arriva il malaffare sull’Aquila, con l’inefficienza della pubblica amministrazione, non con l’ingordigia degli imprenditori come qualcuno vuole far apparire.

Ora, se le beghe nei quartieri generali delle supernomine sono finite, passiamo ai fatti, cioè ai pagamenti immediati alle imprese: visto che l’URSA è tornata ad essere operativa e i soldi al Cipe sono pronti non ha più giustificazione alcuna per tenere le pratiche ferme.

I punti nodali che sfuggono al canovaccio di legge sulla ticostruzione sono stati elaborati dall’Aniem Abruzzo - Confimi Abruzzo e dettagliatamente relazionati: riposano ora nelle mani della Senatrice Stefania Pezzopane.

Ma su alcune situazioni generali i costruttori esigono che ci sia chiarezza immediata: rappresentano un patrimonio locale di 400 aziende per un totale di circa 4mila addetti e un fatturato che somiglia a qualcosa come 450 milioni di euro.

In sintesi:

-           la tassa di occupazione del suolo pubblico va definitivamente eliminata: oltre ad essere insostenibile per quanto è onerosa, è una contraddizione in termini, perché per ricostruire bisogna occupare il suolo, praticamente tutto. La stessa Agenzia delle Entrate nel 2009 deliberò l’esclusione di bolli e tributi: un fatto eccezionale che si commenta da solo ma, ciononostante, la tassa viene ancora pretesa dai Comuni e regolarmente pagata

-           il MiBAC è un mammut, o lo portiamo al Castello Cinquecentesco e ci costerà solo di affitto oppure procediamo subito alla nomina di una figura apicale che abbia capacità di firma: i Sal approvati e non istruiti rappresentano un procurato danno, anche erariale

-           le migliorie delle abitazioni vanno disciplinate affinché non configurino un ingiusto arricchimento pagato dallo Stato a mezzo contributo: sappiamo tutti che le imprese vivono il ricatto di vedersi aggiudicati i lavori in cambio di migliorie sostenute a spese proprie

-           i tempi dei pagamenti alle imprese, nella fase che corre dall’attivazione al pagamento dei Sal, possono essere dimezzati attribuendo potere di disporre l’erogazione direttamente agli Amministratori di Condominio o ai Presidenti dei Consorzi: una sorta di equiparazione ai R.U.P. che elimina il passaggio attraverso il Comune

-           sanzioni per funzionari che rallentano le pratiche per inerzia, esattamente come avviene nelle imprese che non rispettano i tempi di consegna dei lavori: questa è l’occasione per applicare la decantata equiparazione tra pubblico e privato e l’efficientamento della P.A.

-           previsione di tempi certi per l’istruttoria dei Sal e per i collaudi eseguiti dai direttori di cantiere: sono fasi non regolamentate che paralizzano l’iter e allontanano la data dei pagamenti

Il resto sono note tecniche che vedremo nello specifico al prossimo tavolo tecnico: aspettiamo la convocazione.

* www.agea.it