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Mostra fotografica di Mattia Colasante a Civitella del Tronto

di Francesco Rapino

La mostra rimane aperta fino al 30 settembre

È stata inaugurata lo scorso pomeriggio alla Fortezza spagnola di Civitella del Tronto la mostra fotografica di Mattia Colasante dal titolo “I luoghi dell’abbandono”, mostra divisa in due sezioni: la prima porta lo stesso nome e presenta foto in bianco e nero, la seconda dal titolo “LaChapelle” con foto a colori.

La mostra è curata da Massimo Pasqualone e Chiara Callara e sarà aperta fino al prossimo 30 settembre.

Mattia Colasante nasce il 3 gennaio 1995 a Guardiagrele.

La sua passione per la fotografia si sviluppa fin da piccolo, ricevendo la prima macchina ad otto anni e acquistando a 14 anni la sua prima reflex.

Da quel momento inizia a frequentare corsi di fotografia, partecipando anche ai suoi primi concorsi amatoriali.

Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Macerata all’indirizzo “Teoria e Tecnica della Comunicazione Visiva Multimediale”.

In questi anni accademici porta avanti i suoi studi di fotografia affiancandoli a nuove discipline artistiche quali video e grafica.

Conseguito il Diploma di Primo Livello prosegue i suoi studi presso la scuola di alta formazione CFP Riccardo Bauer di Milano con indirizzo “Progettazione Visiva – Fotografia”.

Nel corso degli ultimi anni i suoi interessi sono stati principalmente rivolti alla fotografia paesaggistica e urbanistica, passando per la ritrattistica e l’automotive.

La sua ricerca personale si incentra sulla sperimentazione di tecniche lente e riflessive quali la fotografia notturna, lunghe esposizioni ed analogica.

“I luoghi dell’abbandono”.

La ricerca di luoghi turistici ed affollati teatro di ritrovi, incontri, emozioni, festa, viste da un altro punto di vista: quello della solitudine e della malinconia.

Piazze, strade, scorci creati e ideati per accogliere le masse dal punto di vista di un occhio solitario e malinconico.

Notte, silenzio, solitudine. Manicomio più tangibile. Solitari della ricerca di se stessi. Luoghi affollati che diventano deserti, veicolo di riflessione interiore.

Questo lavoro di ricerca fotografica sottolinea come attraverso l’occhio della macchina fotografica i luoghi per antonomasia di ritrovo e di felicità possano diventare solitari e malinconici: sentimenti e suggestioni non scontate, che non sempre si manifestano al primo sguardo vengono tirati fuori da queste immagini.

Il rigore e l’espressività del bianco e nero, unito al fatto che la maggior parte degli scatti sono stati realizzati di notte evoca una sensazione di calma e di pace.

La tecnica della lunga esposizione aiuta poi a far “scomparire” le poche persone che passano, distratte, davanti al fotografo mimetizzato nella folla di una dormiente città.

LaChapelle 2.0.

Nel 2018, dopo la lettura di “Heaven to Hell” terzo libro fotografico del noto fotografo David LaChapelle, Mattia Colasante intraprende uno studio di analisi e rielaborazioni di alcuni suoi famosi scatti.

“LaChapelle 2.0” rappresenta un viaggio attraverso la sua evoluzione e formazione.

La prima volta che si trovò di fronte ad un lavoro di LaChapelle ne restò folgorato; ed è infatti proprio l’incontro con il grande fotografo a segnare l’inizio del suo progetto.

Analizzando sei immagini simboliche dell’universo fotografico di David LaChapelle arriva a destrutturarle per ricercare in esse le diverse chiavi di lettura e simbolismi che le appartengono, per poi ricomporle in una nuova immagine creata partendo dall’originale.

Terminato questo lavoro decide di unire tutti i temi principali utilizzati da LaChapelle per creare un trittico a lui ispirato intitolato “Baby gang killing Baby K”, composto dagli scatti “Killing Me Sofftly”, “Now it’s Your turn to Die” e “What are You going to Do Today?”, che rappresenta il punto di arrivo del suo studio.

Così Fabrizio Di Stefano che insieme a Massimo Pasqualone ha avviato il progetto “La Fortezza dell’arte”: “Questo è un progetto del professor Pasqualone che io avevo coinvolto qui in una delle mie giornate di Civitella, ‘Giorni di riflessioni e di studio’ che annualmente organizzo con la mia Fondazione Cantiere Abruzzo con tematiche inerenti alla storia del territorio ma anche alla storia nazionale e anche qualche dissertazione magari di cultura politica.

In quel contesto inserimmo anche, attraverso il professor Pasqualone, una sessione dedicata all’arte figurativa, da qui nacque l’idea del professore di mantenere il contatto con questa splendida e meravigliosa rocca con una serie di eventi che oggi si celebrano qui con questa mostra fotografica a conclusione di un percorso che ormai da quattro anni vede il professor Pasqualone dirigere dal punto di vista artistico le mostre che si tengono in questa splendida location.

C’è un processo di valorizzazione soprattutto dei giovani artisti in questo caso legato ad un luogo di straordinario fascino e di straordinari contenuti.

Il fascino perché questa è una storica rocca invitta che non è mai stata conquistata e se oggi ci sono delle rovine è perché una volta arresasi fu minata perché non volevano che si potesse riarmarla e tornasse ad essere difensiva. La storia, per tutto ciò che ne deriva, ha un enorme bagaglio di percorso storico che è passato in questo luogo e per quello che rappresenta oggi, un punto di riferimento per tutto un mondo, il mondo cattolico-tradizionalista, che si ritrova ogni anno qui a marzo per una giornata di studio, di preghiera, di valorizzazione e soprattutto di tradizione e nella tradizione l’arte rappresenta sicuramente un giusto connubio.

Promuovere una iniziativa colta, artistica, anche se è una forma nuova, moderna di arte quale è la fotografia, credo che sia il miglior viatico per legare quel tema di modernità e tradizione tanto caro a chi viene da un certo mondo di valori e di principi”.

“Abbiamo realizzato una bellissima mostra di Mattia Colasante qui alla Fortezza di Civitella del Tronto – ha rimarcato il curatore Massimo Pasqualone – voglio ringraziare il sindaco, l’avvocato Cristina Di Pietro, il dottor Riccardo De Dominicis e tutti coloro, compresa la cooperativa che gestisce la Fortezza e il presidente Bracchi, per quello che ci hanno fatto fare qui in questi anni e per quello che ci hanno fatto fare oggi, una mostra bella, di fotografie di Mattia Colasante, un ragazzo di Guardiagrele giovanissimo di 24 anni che ha portato tantissimo pubblico nella Chiesa di San Giacomo per questa bellissima rassegna che si chiama ‘La Fortezza dell’arte’ che ci sta dando tantissime soddisfazioni, purtroppo volge al termine quest’anno, a settembre saremo con Marco Appicciafuoco, mentre la mostra di Mattia Colasante si conclude il 30 dello stesso mese.

È un matrimonio meraviglioso per la storia meravigliosa di questa Fortezza, per gli artisti che abbiamo invitato in questi anni e la presenza di Vittorio Sgarbi all’inizio di questo cammino che ci ha onorato della sua presenza.

Vedremo l’anno prossimo di rifare una bellissima iniziativa ed esperienza a ‘La Fortezza dell’arte’ per resistere sempre e comunque”.

“Questa mostra è sicuramente un lavoro di ricerca e di studio da parte dell’artista – ha spiegato la curatrice Chiara Callara – portato avanti lungo gli anni.

È stato un progetto che lo ha sempre incuriosito profondamente, quindi lo studio dei paesaggi e di quei luoghi molto affollati dai quali però traspare una certa tristezza e malinconia.

Il lavoro è cominciato nel 2012 ed è terminato nel 2017 con il suo trasferimento a Milano per studiare presso la scuola di alta formazione Bauer, ma sta continuando il suo progetto perché come dice sempre lui gli artisti non terminano mai, quindi sta ampliando ancor di più questo suo lavoro già molto interessante.

Quello che lui vuole far trasparire a chi guarda le sue fotografie è un qualcosa di inaspettato, diverso da quello che ci si aspetterebbe di trovare ad esempio da una fotografia di Venezia che è un luogo dove ci sono molti turisti, molta gente, e raccoglie quel momento dove ci si può sentire soli.

Ha conseguito la laurea di primo livello presso l’Accademia di Belle Arti, attualmente continua gli studi presso la scuola di alta formazione Bauer a Milano, da una scuola così prestigiosa sicuramente verrà fuori un qualcosa di molto bello”.

“Il progetto è nato nel 2012 dopo una vacanza in Spagna – ha ricordato Mattia Colasante – da lì sono rimasto molto colpito dai paesaggi e da tutte le persone che camminavano senza preoccuparsi di cosa succedesse attorno a loro.

Da lì ho voluto continuare questo progetto per tutta Italia e per altre capitali in cui mi sono trovato, ho continuato quindi a fotografare le piazze principali e le strade più rappresentative di tutti i posti in cui sono andato, sempre di notte e in bianco e nero per evocare sempre di più questa sensazione di malinconia e di abbandono perché anche se effettivamente sono luoghi dove ci sono molte persone, le stesse persone non si vedono mai bene né di faccia né per quello che sono, sono girate di spalle, sono sempre mosse.

Portando avanti questo tema della malinconia ho voluto portare avanti questa serie che poi è terminata con gli ultimi lavori che sono stati realizzati nel 2017.

Ho cominciato la mia formazione a livello fotografico quattro anni fa all’Accademia delle Belle Arti a Macerata dove mi sono laureato a febbraio di quest’anno in Comunicazione Visiva Multimediale, lì ho iniziato un approccio più teorico e tecnico sia sulla fotografia che anche sul mondo del video, ho continuato sulla strada della fotografia tanto che l’anno scorso ho iniziato una scuola specifica a Milano al CFP Bauer, quest’anno continuerò il corso di fotografia dentro questa scuola, l’anno prossimo mi diplomerò e poi si vedrà come andare avanti.

Speriamo che questo sia il primo evento di tanti, spero di tornare qui l’anno prossimo con il mio nuovo progetto che sto portando avanti da qualche anno e magari tornerò ad esporre qui l’anno prossimo”.

tutti pazzi per la Civita

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