Pin It

Il mondo attraverso gli sguardi

di Elisabetta Mancinelli

Ad Atri da sabato 27 ottobre

L’artista che ritrae la visione del mondo attraverso gli sguardi, il 27 novembre presenterà la sua personale “Soulitudes” presso le Ex scuderie ducali del Palazzo Acquaviva ad Atri che resterà aperta fino al 10 novembre.

Veronica Francione, nata a Roma nel 1971, è abruzzese d’adozione, vive e lavora a Francavilla al mare.

Frequenta a metà degli anni ottanta il Liceo Artistico Misticoni di Pescara dove scopre la passione per l’arte e l’espressione creativa. 

Consegue poi negli anni Novanta la laurea in Servizio Sociale presso la Facoltà di Scienze sociali dell’Università di Chieti con una tesi sperimentale sulla salute mentale.    

Dopo alcune esperienze lavorative in tale campo matura la scelta di dedicarsi totalmente alla pittura.

Comincia a fotografare e poi a dipingere “ritratti interiori”, circoscrivendo sempre più il suo interesse ai corpi, alle mani, ai volti e agli sguardi che scava introspettivamente.

Veronica Francione è stata definita un’artista «alla ricerca dell’anima».

La sua pittura infatti si presenta come un’indagine sul mistero che ogni essere umano rappresenta: una netta scelta in favore della figurazione, eleggendo tra i propri soggetti il corpo, frammenti anatomici, e soprattutto il volto, con una predilezione per quello femminile.

I suoi quadri sono governati da una pennellata corposa, materica, e una gamma cromatica che è andata via via sempre più restringendosi.

Un elemento ricorrente è rappresentato da segni rossi che attraversano la superficie: oltre che a una funzione formale, essi sembrano assolverne anche una psichica, alludendo a lacerazioni, tagli, ferite.

L’artista così si racconta:

Pur essendo nata a Roma, la mia formazione è avvenuta a Pescara.

Mi sono trasferita in Abruzzo da piccola, e amo molto questa terra dal paesaggio mutevole, ora dolce, ora aspro, in cui mi riconosco.

Ho frequentato il Liceo Artistico di Pescara, dove ho avuto la possibilità di conoscere artisti eccezionali come Wally Gammelli D’Orazio, Albano Paolinelli, Franco Summa, Sandro Visca.

Loro mi hanno trasmesso il desiderio di esprimermi creativamente.

Non sentendomi pronta per intraprendere una carriera artistica subito dopo il liceo, attratta dalle scienze umane, mi sono iscritta al corso di laurea in Servizio Sociale a Chieti.

Qui ho cominciato ad appassionarmi al sottile confine che esiste nella psiche tra il concetto di “normalità” inteso come stato di benessere fisico e psichico e quello di “malattia” come alterazione dei “normali equilibri”; in fondo in ognuno di noi sono presenti nevrosi, paure, fobie.

La mia tesi di laurea verteva proprio sulla salute mentale. In seguito ho lavorato anche come assistente sociale.

Poi ho ripreso a disegnare e si è fatto strada in me il desiderio di approfondire il percorso artistico.

Ho iniziato a dipingere nel 2000, rispondendo a un’urgenza interiore, alla profonda necessità di esprimermi.

All’inizio mi focalizzavo soprattutto sul corpo umano, che dilatavo su grandi tele, e costringevo in pose complesse e distorte.

Nel tempo ho ridotto le dimensioni concentrandomi su alcuni elementi, come i volti, gli occhi e le loro espressioni e adesso lavoro soprattutto su questi. 

E’ stato un percorso di evoluzione, di crescita: il passaggio da un’istintività dal forte impatto drammatico a una modalità espressiva solo in apparenza più intimistica e serena.

Da principio ho tratto i soggetti da istantanee scattate spesso durante viaggi: persone che incontravo per strada e che suscitavano il mio interesse per un particolare sguardo o atteggiamento.

Il primo soggetto “in posa” è stata mia sorella, poi altri familiari, o amici.

Ultimamente dipingo a partire da foto, frammenti di film, o ritagli di giornale che modifico, e rielaboro. Scelgo volti che mi comunicano qualcosa.

Ciò che amo catturare delle persone va oltre la bellezza, l’armonia, l’espressione: è un che d’interiore, di non esplicito, che cerco d’interpretare ed esteriorizzare attraverso la pittura.

La prevalenza delle figure femminili dipende probabilmente dal riconoscimento del proprio essere: essendo donna penso che il corpo, lo sguardo femminile possano rappresentarmi maggiormente.

Il senso d’identità che provo supera, però, l’aspetto fisico e i canoni estetici: coincide principalmente con il vissuto delle donne, con illusioni e disillusioni, passioni, emozioni, sentimenti comuni a tutte.

I segni rossi che solcano in maniera irregolare la superficie pittorica, altro elemento ricorrente nelle mie opere; dai critici sono stati definiti ferite, o frustate.

Per me rappresentano le asperità di un percorso interiore: sofferenze, frustrazioni, lacerazioni che ogni persona ha dentro di sé.

Sono scaturiti quasi inconsciamente, non c’è stato niente di prestabilito.

Fin dalla prima volta in cui ho preso il pennello in mano mi è venuto spontaneo inserire, a quadro finito, questi elementi che ormai ritengo la mia firma, il mio tratto distintivo.                                                                                    

Di cicatrici ne ho tante, perché da bambina ero, un po’ inquieta e mi attiravo rimproveri e punizioni da tutti.

Ero ribelle, e la ribellione porta allo scontro.

Mi arrampicavo sui pali della luce, sul davanzale delle finestre, sugli alberi… E non volevo scendere.

In seguito rifiutavo la scuola e scappavo di casa.

Non ho mai sopportato le convenzioni, gli obblighi, le regole.

Poi, crescendo, per forza di cose sono dovuta rientrare negli schemi, anche se per me dipingere è comunque una forma di ribellione.  In questo percorso di “fuga” ho fatto scelte sbagliate.

Soprattutto mi pento di aver intrapreso molto tardi il percorso artistico.

Dopo il Liceo ho imboccato tutt’altra direzione, mossa per lo più dall’indecisione su cosa fare della mia vita.

Ho conseguito una Laurea in Servizio Sociale, ma era un lavoro per cui non mi sentivo adeguata, che mi svuotava emotivamente anche se l’esperienza nel sociale mi ha arricchito: mi ha reso più attenta all’essere umano, alle tante sfaccettature di un pensiero, di uno sguardo, di uno stato d’animo.

Applico molti strati di colore; mi piace conferire spessore, sentire la materia.

Aldilà delle similitudini che i miei quadri possono presentare, ogni volto per me è diverso, perché diverso è il modo che quella persona ha di percepire il mondo.

 Scrivo spesso, lo faccio da quando ero bambina.

Pensieri sotto forma di poesia; un’altra mia esigenza, più antica della pittura.

Recentemente ho scritto una fiaba e la sto illustrando insieme ad un caro amico disegnatore.

Narra di due bambini provenienti da pianeti diversi. Un bimbo, che abita aldilà delle nuvole, trascorre un’intera giornata con una bambina terrestre.

Lei gli fa esplorare il mondo e conoscere attraverso i suoi occhi la bellezza della natura e gli affetti dei propri cari, dei vivi e di quelli che non ci sono più.”

Partecipazioni a eventi, mostre, collettive, riconoscimenti

L’artista tiene la sua prima personale nel 2006, all’Ecoteca di Pescara con Luigi Pagliarini. 

In seguito espone in svariate mostre collettive in cui ha ottenuto numerosi premi attestati, coppe.

Il Tour d’arte europea in America “EUART”; Lo Spazio Eventi Mondadori di Venezia, collaterale alla 52° Biennale; Profondo rosa allestito presso il Complesso Terme Tamerici si Montecatini; la Biennale di Firenze 2009.

Prende parte, con il gruppo Camaver Kunsthaus International, a mostre collettive in ville d’epoca di rilevanza storica, quali Villa Tittoni Traversi a Desio e Villa Monastero a Varenna sul lago di Como.

La mostra a cui e più legata affettivamente rimane la personale “Oltre lo sguardo”, marzo 2007, ospitata dal MuMi nella sua Francavilla.

Tra le numerose fiere in Italia e all’estero in cui ha esposto le sue opere sono da ricordare: Art Verona, Arte Fiera Bergamo, Art-Innsbruck Arte Cremona,

Affondaible Artfair Milano, Immagina Start Miami, LInncart-Gand, Kunstart Bolzano, Arkarlshue-Germania, ExpoArte Bari, Padiglione Nuovo.

Nel 2013 viene segnalata sulla rivista “Vario”, redatta in collaborazione con la Fondazione Pescara-Abruzzo, nello Speciale dedicato a lei e ad alcuni artisti abruzzesi.

Le sue opere sono state inoltre pubblicate su importanti volumi d’arte e riviste di settore. 

Tra gli eventi a cui ha preso parte nel 2014 una collettiva presso il Museo Vittoria Colonna a Pescara e a Torino, al Museo delle ex carceri ”Le nuove” alla manifestazione The others.    

Nel 2016 ottiene un importante riconoscimento: il primo premio alla Biennale PescarArt.. 

Hanno scritto della sua produzione i critici d’arte: Emanuela Valleriani, Simone Ciglia, Paolo Levi, Giovanna Gallo, Nadine Giove, Antonella Iozzo, Luciano Lepri, Michael Musone, Luigi Pagliarini, Umberto Russo, Marcello Cazzaniga.

tutti pazzi per la Civita

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna