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Avventori competenti ed entusiasti

di Gianmarco Arca

Sarà per nostalgia del maestro, o semplicemente per bere dell’ottimo vino, che ad ogni Vinitaly mi capita puntualmente di recarmi allo stand Masciarelli.

Sia ben chiaro: vivo in Abruzzo per la maggior parte dell’anno e non vi è certo bisogno di attendere il Vinitaly per degustare i vini Masciarelli, senza tener conto del fatto che le sue etichette si trovano facilmente in giro per il mondo.

Tuttavia questo stand mi trasmette sempre un’atmosfera particolare.

E’ una sensazione di familiarità, di partecipazione, quasi di religioso pellegrinaggio. In questo stand non ho mai incontrato personaggi molesti, e vi garantisco che dopo una certa ora al Vinitaly ne girano parecchi.

Mi trovo invece circondato da avventori entusiasti e competenti, conoscitori dei vari prodotti, siano essi professionisti del settore o semplici appassionati. Un pubblico ansioso di provare le novità o di saggiare l’evoluzione delle etichette storiche.

Sicuramente, a partire dal Vinitaly 2009, molto è cambiato. La scomparsa improvvisa di Gianni Masciarelli ci ha privati della sua forte presenza.

Da vecchio frequentatore del Vinitaly, ho un nitido ricordo dell’importanza che il maestro dava all’evento, cosa che traspariva dalla sua totale disponibilità nei confronti di tutti gli astanti, che si trattasse di un importatore straniero o di un consumatore capitato lì per caso.

Io stesso, tanti anni fa, rude “bevitore” alle prime armi, fui dal maestro accompagnato in un percorso degustativo approfondito e lineare, che per certi versi ha cambiato in maniera definitiva il mio approccio al vino.

E infatti ripeto inevitabilmente il rituale anche in questo Vinitaly: è un piacere passare dalla mineralità del Trebbiano alla profondità dello Chardonnay, intrattenermi sulla lunghezza del Merlot e scoprire la morbidezza del Syrah, stupirmi ogni volta dell’armonia e della pulizia del Montepulciano, genuflettermi di fronte all’eleganza e alla persistenza del Cabernet Sauvignon.

In piena estasi sensoriale, quasi dimentico che se tutto ciò è ancora possibile, se la qualità dei prodotti di questa azienda rimane altissima, se il brand Masciarelli continua ad imporsi sui mercati, il merito va a una persona che non ho ancora incontrato, ma il cui nome vedo ripetuto nella maggior parte delle bottiglie che mi circondano.

Mi alzo e vado alla ricerca di Marina Cvetic. La trovo impegnata a dare indicazioni ai suoi collaboratori e le rubo solo un minuto per una foto e per darle appuntamento ad un’altra occasione.

Magari alla mia prossima visita al Castello di Semivicoli, la splendida magione che ho già potuto conoscere approfonditamente e nella quale ho avuto anche il piacere di soggiornare.

Un progetto che Marina ha iniziato col marito e che ha dovuto necessariamente concludere con le proprie forze.  Una struttura che dà lustro alla nostra terra e al nostro vino, talmente bella e importante che – se esistesse un Grand Tour del vino – ne sarebbe certamente tappa fondamentale (cosa che per verti versi già accade, a giudicare dall’incessante via vai di VIP nostrani ed internazionali che la caratterizza).

E’ ora di andare, non prima di aver salutato i vari collaboratori della signora Cvetic, in particolare Marco; Valentina già mi aspetta a Casacantitella.

Il Vinitaly 2018 mi ha dato una conferma: il vino abruzzese ha una gloriosa storia e un solido presente, ma ha soprattutto un grande futuro.

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