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LE PROVINCE E I TAGLI

di Gino Di Tizio

I quattro presidenti delle province abruzzesi sono scesi in campo contro l’abolizione degli enti che guidano, “non per un tentativo disperato di difendere la poltrona”, hanno detto in una conferenza stampa, ma perché spinti dalla “consapevolezza che i nostri enti gestiscono funzioni importanti che riguardano strade, scuole, ambiente, promozione delle attività produttive e altro”. 

Convinti di questa realtà hanno preso l’impegno, convocando consigli provinciali “aperti”, di “spiegare ai cittadini cosa facciamo e spendiamo e quale utilità apportiamo alla vita della comunità”.

I signori presidenti, Enrico Di Giuseppantonio per Chieti, Guerino Testa per Pescara, Antonio Del Corvo per L'Aquila e Walter Catarra per Teramo, hanno poi lanciato congiuntamente un appello affinché vengano abolite, invece delle province, altre strutture pubbliche e cioè consorzi di bonifica, consorzi dei bacini imbriferi montani e enti parco regionali, mentre le competenze delle Autorità d'ambito territoriale in materia di servizi idrici e rifiuti e le stazioni uniche appaltanti andrebbero attribuite alle Province.

Una situazione che merita qualche approfondito commento.

Capiamo anche, a questo punto, che non si può chiedere ai tacchini di allestire il pranzo di Natale, ma  nemmeno si può accettare che siano i tacchini a indicare che cosa bisogna mettere in pentola per soddisfare le attese della tavolata.

Fuori da metafora è sconcertante da parte dei politici che si generi questo scontro su che cosa eliminare per rendere migliore questo Paese.

Intanto non va scordato che se certe realtà esistono non sono nate per intervento divino, ma sono state scelte dei partiti e dei loro rappresentanti.

Scelte dalle quali non crediamo i citati presidenti possano tirarsi fuori completamente, visto che hanno avuto e hanno ancora ruoli preminenti nelle rispettive organizzazioni partitiche.

Per dirla ancora più chiaramente, se ci ritroviamo tanti carrozzoni, creati più per sistemare trombati dalle elezioni e personale politico dei partiti che per esigenze della comunità, lo dobbiamo ad azioni e comportamenti scellerati della nostra classe politica, che ha portato il Paese (e la Regione) al limite del precipizio.

Per non finirvi dentro bisogna invertire la rotta e farlo con assoluta urgenza.

Arroccarsi ognuno in difesa del suo presidio, vantandone l’importanza per il bene dei cittadini, significa perdere ogni prospettiva di uscire dal tunnel in cui ci troviamo per rivedere finalmente la luce.

Scontato che anche i Consorzi di bonifica possano mettere in campo argomenti per dimostrare di essere utili, anzi preziosi, come gli altri enti e strutture presenti.

Alimentare questa situazione di scontro tra istituzioni ed enti, per vedere chi dovrà essere eliminato dal gioco,significa solo pregiudicare ancora di più le cose.

Ed è quello che non possiamo più permetterci.

 

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