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LE CIFRE CHE NON TORNANO

di Gino Di Tizio  

Quanti erano a manifestare con la Cgil a Teramo? Quattromila, come dice la questura, seimila, come hanno inizialmente segnalato gli stessi organizzatori, oppure diecimila, come alla fine ha detto nei suoi servizi il Tg3 seguito da tutti i mass media che  si sono immediatamente e acriticamente adeguati?

Capiamo che affrontare questo tema, in relazione a quel che lo sciopero della Cgil ha significato nella situazione che si registra in Italia e in Abruzzo, può apparire riduttivo, ma siamo convinti che abbia la sua importanza.

Siamo un paese che ha bisogno di ritrovare fiducia nella sua classe dirigente e in tutti coloro che hanno un ruolo che incide in qualsiasi modo sulla vita di tutti e che quindi non può tollerare quel che accade abitualmente in queste manifestazioni.

 

Si bara vistosamente sui numeri in campo, come se gonfiarli desse più valore a quel che si è fatto.

Il punto è che si va ben oltre l’accettabile. Prendiamo l’ultimo caso: da quattromila a diecimila presenze c’è una differenza abissale, che non si giustifica in alcun modo.

Di due una: o a non saper contare è stata la questura di Teramo, oppure a dare i numeri sono stati gli organizzatori, che hanno trovato sponda immediata nei giornalisti che non hanno esisto ad avallare quota diecimila.

Si dirà che non è grave aver esagerato con le presenze in campo, che devono valere i contenuti di queste manifestazioni.

Certo è importantissimo ragionare sulle motivazioni che hanno portato la Cgil a scendere in piazza.

In Abruzzo poi non mancano  argomenti per organizzare la protesta per il lavoro, per i ritardi nella ricostruzione post terremoto, per la sanità, i trasporti, tanto per non restare nel vago, ma resta sempre puerile il tentativo di affidarsi a cifre enormemente gonfiate per dare forza alle proprie ragioni.

Puerile e offensivo per i cittadini a cui vengono indirizzate cifre e quindi informazioni false.

Perché non dimostrare una volta per tutte di saper contare in queste occasioni?

In altre situazioni si è arrivati a dire enormità anche quando, per scioperi che hanno riguardato alcune fabbriche, il riscontro della presenza sul posto del lavoro sarebbe stato facilissimo da avere: si sparavano invece cifre assurde sull’adesione allo sciopero, mentre le aziende interessate davano quelle reali, mostrando le buste paga.

E’ ora di finirla, proprio perché viviamo un momento difficile, per superare il quale è necessario che prevalga il senso di responsabilità di tutti gli attori che dovrebbero sentire come preciso obbligo quello di dire sempre come stanno le cose, senza mistificare per cercare di portare acqua al proprio mulino, soprattutto se serve per macinare argomenti legati a interessi politici.

Purtroppo capita anche questo nel Bel Paese.

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