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Di Biase e gli enti mangiasoldi

di Gino Di Tizio

Licio Di Biase, noto personaggio della politica abruzzese, ha sostenuto su facebook che “non è con la cancellazione della nostra identità che si fanno i tagli al costo della politica…togliamo tutti quegli enti mangiasoldi che sono i gestori dell’acqua, dei rifiuti, delle case popolari che negli ultimi 15 anni si sono moltiplicati all’inverosimile”.

Interessante proposta, ma viene subito da chiedere: chi deve renderla concreta, attraverso atti da far approvare nelle sedi deputate e competenti? 

Non tocca certo allo Spirito Santo, ma a tutti coloro che hanno responsabilità nei palazzi della politica.

Verissimo, e non è la prima volta che sentiamo denunciarlo dai signori politici, che sull’acqua c’è chi ci ha mangiato e seguita a mangiarci.

Lo abbiamo sentito dire anche in pubbliche assemblee, alla Regione e allo stesso Comune di Pescara, quando è stato chiamato in ballo un partito trasversale dell’acqua che sarebbe colpevole di aver lucrato sulla gestione delle risorse idriche.

Non ci sono mai stati seguiti a quelle pubbliche denunce capaci di modificare la situazione.

Verissimo anche che quelli che Di Biase chiama “enti mangiasoldi,  “si sono moltiplicati all’inverosimile” negli ultimi 15 anni, ma chi ha operato questo assai poco onorevole miracolo  di moltiplicazioni di enti e poltrone per soddisfare i tanti appetiti degli appartenenti alle varie congreghe politiche?

Non c’è stato alcun intervento divino, ma una azione costante dei partiti alla continua  ricerca del modo di sistemare il proprio personale politico e di poltrone da usare nelle trattative per formare maggioranze capaci di vincere le sfide elettorali.

Ha quindi ragione Di Biase che quegli enti sono da togliere di mezzo, ma per farlo non occorrono parole e meno che meno proclami.

Ognuno si muova nell’ambito delle proprie responsabilità e competenze per proporre atti concreti tesi ad eliminare quei carrozzoni che bloccano la crescita della Regione e che rappresentano fonti di sprechi non più tollerabili nella situazione che viviamo.

Detto questo però è vero che non si possono e non si devono cancellare le identità rappresentate da Comuni ed anche dalle Province, ma  qualche segnale -converrà Di Biase- bisogna darlo anche contro il malcostume ricorrente di riunire commissioni per non decidere nulla, ma solo per intascare gettoni di presenza, oppure convocare in prima convocazione una assemblea per mandarla deserta e guadagnare sia il gettone che l’assenza pagata dal posto di lavoro.

Capita nei comuni e nelle province  e sono episodi purtroppo ricorrenti .

Piccole cose, si dirà, ma che fanno letteralmente a pugni con una corretta visione della politica e che proprio per questo andrebbero considerate e combattute con energia e severità.

Possibilmente con fatti, non con parole e pubblici comizi.