Pin It

Sono morti nere, non bianche

di Gino Di Tizio

La morte non si presta alle statistiche, perché ogni volta è una tragedia diversa, che non si può ridurre a fredde cifre, specie quando avviene sul lavoro. Intanto non le chiameremmo più “morti bianche”.

Perché non c’è davvero niente di bianco, di chiaro, di pulito in una morte che colpisce chi sta lavorando, per se stesso e per la propria famiglia. Semmai è nera, come il lutto che porta, come la disperazione che scatena e che toglie luce e speranza.

Ogni volta che si allunga la catena di chi lascia la propria vita nel campo del proprio lavoro vengono proposte statistiche.

 

Ma come si possono sommare le tragedie che avvengono sui campi agricoli, con un trattore che si impenna o un albero che cede a quanto avviene in un cantiere edilizio o in una fabbrica?

Assai discutibile poi che da quelle cifre si facciano derivare considerazioni e valutazioni, perché così come vengono di solito poste  servono solo a impressionare la scena mediatica , per non dire a creare qualche occasione di strumentalizzazione.

Il problema invece va affrontato ogni volta con piena consapevolezza intanto della gravità che c’è per episodi che comportano la perdita di una vita umana, e poi per individuare se e dove ci sono stati errori e carenze nella sicurezza, per intervenire subito dopo con la massima determinazione e, quando è il caso,anche  severità se c’è da presentare qualche conto.

Questa è la risposta da dare a queste morti, una risposta che deve anche significare l’impegno a fare di tutto perché il lavoro non debba mai produrre morte,  nelle fabbriche, sulle strade, sui campi, in cielo e in mare, ovunque dove c’è l’uomo impegnato a produrre per la comunità in cui vive.

Per noi è solo questo il modo di rispettare ed onorare il sacrificio di chi cade sul posto di lavoro.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna