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Politica e moralità

Di Gino Di Tizio

L’argomento “questione morale” è tornato prepotentemente in campo, dopo i recenti fatti di corruzione che ancora una volta hanno interessato i signori della politica nazionale. Ma cos’è questa “questione”, come leggerla e soprattutto come affrontarla e risolverla? In Abruzzo non è che siamo messi meglio di altre regioni oggi interessate da scandali. Infatti abbiamo già dato e siamo in attesa che la giustizia ci restituisca una verità sui fatti accaduti. Quindi l’argomento è, come dire?, pertinente.

 

Allora in che consiste? Nel non rubare? Se però un sindaco, un presidente, un assessore violano quel comandamento che dice secco ed inequivocabile “non rubare”, non creano “questioni” che possono interessare tutta l’organizzazione a cui appartengono. Compiono reati per i quali dovrebbero essere perseguiti, come capita qualunque cittadino. Non c’è alcuna questione da affrontare. C’è altro che riguarda chi fa politica che per noi rappresenta la vera questione da risolvere per ridare fiducia e credito ai partiti e ai loro rappresentanti. Altro rappresentato da comportamenti dei signori politici che tradiscono il loro mandato, che è quello di amministrare il bene pubblico cercando la tutela degli interessi di tutti e non di operare per favorire gli appartenenti alla propria congrega o per gonfiare le proprie tasche.

A proposito poi di questione morale Enzo Biagi, il compianto grande giornalista di cui molti usano parlare più per strumentalizzarne il nome e usarlo per i propri fini di bassa politica, invece di apprezzarne e seguirne gli insegnamenti, scriveva che “lottizzare è peggio di rubare”. Spiegava poi che “dal ladro ti possono difendere polizia, carabinieri e magistrati, ma nei confronti dell’inetto messo a capo di un ente pubblico o di una struttura che deve operare in favore della comunità non hai alcuna possibilità di difesa. Subisci solo danni”. Questo messaggio è ancora attualissimo e purtroppo assai poco ascoltato. Perché è difficile che i partiti individuino una questione morale anche nelle nomine che fanno, che seguono spartizioni che coinvolgono spesso tutta la bella compagnia. Preferiscono individuare detta questione nei fatti giudiziari, cioè nei pochi della consorteria che vengono scoperti con le dita nella marmellata. Un grosso equivoco che allontana la vera pulizia che sarebbe necessaria nella casa dei partiti, e purtroppo di tutti i partiti, nella brutta realtà che oggi si è formata. E tirare in ballo la questione morale, come si sta facendo in questi giorni, rimanendo sempre in superficie, significa solo aumentare la confusione.  Ma forse è proprio questo che alla fine si vuole.

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