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Se c’è una regione italiana che può dire molte cose sulla questione morale in politica questa è certamente l’Abruzzo. 

Infatti da quando è esplosa Tangentopoli, particolarmente devastante anche da queste parti, la vita politica regionale è stata decisamente condizionata dalle manette.   Si è cominciato proprio la con la Regione Abruzzo allora guidata da Rocco Salini.

Tutti gli assessori vennero arrestati. Un episodio che ebbe grandissimo clamore a livello internazionale: finì persino sulla prima pagina del New York Times.

I successivi sviluppi, nelle aule giudiziarie, diedero ben altra dimensione ai fatti, al punto che gli arresti di Salini e gli altri più volte sono stati citati come esempio di mala giustizia.

E già questo è un dato che nelle analisi che oggi si fanno con il riesplodere, appunto, della questione morale, dovrebbe avere un certo peso.

Anzi dovrebbe insegnare a usare nei confronti di chi finisce nelle maglie di una inchiesta giudiziaria la prudenza dovuta nei confronti di chi la stessa Costituzione vuole sia considerato innocente, fino a che non sopraggiunga una condanna definitiva.

Cosa è accaduto invece e cosa continua ad accadere?

Che le inchieste giudiziarie mandano a casa amministratori e segnano pesantemente i successivi risultati elettorali.

Ed ancora che comunicazioni che dovrebbero essere di garanzia per il cittadino inquisito continuano ad essere usate come mezzo di lotta politica.

Brutta deriva, ma la cui colpa non ricade sulla magistratura inquirente che fa il suo mestiere, cioè lavora per scoprire i reati e portare quelli che individua come colpevoli davanti ad un giudice terzo, con alta o discutibile professionalità (ma ci sarà un giudizio anche per questo), ma del mondo politico che manca di assumersi le responsabilità che gli competono dinanzi a fatti che colpiscono qualcuno della casta.

Di solito ci si limita a pronunciare farisaici attestati di fiducia alla magistratura ed anche all’inquisito, “certi che sarà in grado di dimostrare la propria innocenza”.

Invece un partito dovrebbe subito valutare il comportamento del proprio iscritto, a prescindere dalle responsabilità penali, e dire se ha tradito il mandato ricevuto e quindi merita censura o altro immediato provvedimento. Insomma dovrebbero esserci due binari da percorrere: quello della giustizia, che può essere peraltro lunghissimo, e quello immediato della politica.

Solo così la questione morale potrebbe essere risolta senza necessariamente arrivare al trauma.

Sia la stessa politica, insomma, a vigilare al suo interno e a colpire o assolvere senza attendere i tribunali.

Forse è l’unica strada per evitare che la vita politica sia condizionata dalle manette, come da tempo accade in Abruzzo, vedi Regione, comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, per limitarci a quelli più grandi e ai casi più eclatanti.

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