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La libertà tua e quella degli altri

di Gino Di Tizio

La notizia che il Pubblico Ministero aquilano Simonetta Ceccarelli ha chiamato sul banco degli imputati il parlamentare Giovanni Lolli, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e  altre 13 persone, contestando loro il reato di interruzione di pubblico servizio per aver occupato il tratto autostradale tra i caselli dell’Aquila Est - Tornimparte per circa due ore, insieme a circa 4 mila manifestanti, merita di diventare argomento di analisi ed anche, perché no?,  di riflessione su quello che deve essere il comportamento di chi gestisce la cosa pubblica. Ricordiamo intanto che l’occupazione avvenne il mese di giugno dello scorso anno nel corso della manifestazione “Sos L’Aquila”.

 Oltre al parlamentare e al sindaco, sono stati indagati l’ex presidente della Provincia Stefania Pezzopane, il presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti, ed altri esponenti della politica e dell’associazionismo..

La manifestazione era stata organizzata per chiedere al Governo di sospendere  il pagamento delle tasse e dare sostegno all’economia dell’Aquila.

E’ stato detto che l’incriminazione di quelle 15 persone  è stato un atto dovuto, stante l’obbligatorietà dell’azione penale.

Ne prendiamo atto.

Ma è sempre così?

Ossia vale sempre il principio che ogni libertà, anche quella di manifestare, si ferma quando incide sulla libertà degli altri?

Siamo curiosi di verificare se davvero ci saranno le stesse decisioni, cioè di chiamare in giudizio chi occupa strade e luoghi pubblici, anche per altre situazioni, assai meno comprensibili e accettabili della occupazione per due ore della autostrada fatta dagli aquilani.

Fatta questa osservazione c’è però da commentare  la reazione delle persone incriminate e in particolare quella dell’ex presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane. 

“Manifestare per la ricostruzione dell’Aquila -ha detto- per la Zona Franca è un dovere e sono orgogliosa di essere stata lì”.

Ha poi aggiunto: “ Mentre politici e rappresentanti istituzionali subiscono processi per ben altri reati, in questo caso la denuncia equivale ad una medaglia d’oro”.

Poi un’altra considerazione di Stefania Pezzopane, oggi componente della giunta Cialente: “Il 16 giugno del 2010 eravamo migliaia a manifestare uniti per lo stesso motivo.

C'era il Comune dell'Aquila, c'erano decine di altri sindaci e amministratori e c'erano anche tanti cittadini, che hanno lottato e stanno lottando per la loro città.

Erano decine i gonfaloni dei Comuni.

Lottavamo cercando l'attenzione del governo, del Commissario Chiodi e dei mezzi d'informazione, che in gran parte occultavano, e molti occultano ancora, la tragedia aquilana''.

Anche gli altri personaggi, che hanno ruoli istituzionali, si sono messi sulla stessa lunghezza d’onda: partecipare è stato un dovere, hanno dichiarato.

Possiamo essere d’accordo che schierarsi con il popolo in lotta per tutelare i propri diritti sia sentito come un dovere da parlamentari, sindaci, assessori e consiglieri comunali, ma quello che non ci appare accettabile è che per “richiamare l’attenzione” diventi una sorta di strada obbligata quella di bloccare strade, mettersi sui binari, occupare edifici pubblici, compiere cioè non solo reati, ma creare difficoltà ad altri incolpevoli cittadini.

E’ sicura Stefania Pezzopane di meritare una medaglia d’oro per aver bloccato tante incolpevoli persone sulla autostrada quel giorno di giugno?

Riteniamo poi estremamente pericoloso il concetto espresso che sia quello, e solo quello, il mezzo per farsi ascoltare dal Governo, dalla Regione  e per far muovere i giornalisti.

Come se a pesare, in una vertenza, non dovrebbero essere  le situazioni di disagio causate da decisioni o atteggiamenti contrari alle attese e ai diritti di una parte, ma il clamore che si riesce ad organizzare.

Eppure chi ha ruoli istituzionali sa bene che interrompere un pubblico servizio produce danni, non solo alle persone, ma anche alla stessa economia.

Una medaglia per aver fatto perdere  un appuntamento importante a chi viaggiava in autostrada, per aver causato difficoltà ad attività economiche e magari aver generato, con quella lunga sosta chiuso in auto impossibilitate a raggiungere la meta fissata, qualche problema di salute?

Con tutto il rispetto per Stefania Pezzopane non crediamo che si possa parlare, in questa situazione, di  medaglie da esibire.

Piuttosto andrebbe ricordato a tutti che un principio di civiltà vuole, ripetiamo questo concetto,  che ogni libertà cessi quando va a ledere quella di altre persone.

Cerchiamo di affermarlo, questo principio, per recuperare un livello di convivenza civile che eviti al Paese di precipitare nel caos.