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Tutti contribuiscano

 di Gino Di Tizio

Intervenire sulla burocrazia della Regione Abruzzo: tutti sembrano d’accordo che non è possibile, come sostengono con forza  esponenti del mondo economico e produttivo, mantenere circa 1800 dipendenti, tra giunta, consiglio regionale ed enti.

 

Sono decisamente troppi anche 98 dirigenti.

Occorre riformare ed un progetto di cambiamento esiste portato avanti dall’assessore al personale Federica Carpineta, sul quale dovrebbero ora convenire tutti, forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, sindacati e tutti coloro che vogliono che la Regione nel suo funzionamento offra garanzie di funzionalità ed efficienza.

Ognuno dovrebbe impegnarsi a portare il  proprio contributo, in modo da arrivare a decisioni condivise che servano per rimettere in linea di galleggiamento la barca e darle nuova capacità di spinta.

Cosa accade invece?

Che si levi il solito muro contro muro tra maggioranza e opposizione.

Chiodi sostiene che rivedere la macchina amministrativa sia il primo problema che l’Abruzzo deve risolvere e si impegna a portare avanti discorsi di riforma?

Il Pd concorda sulla necessità, ma il suo primo impegno appare subito quello di polemizzare, con il segretario regionale Silvio Paolucci che infatti accusa Chiodi di “scoprire l’esigenza di tagliare dopo aver caricato gli uffici di altro personale esterno” per il suo numeroso staff, mentre l’Italia dei Valori addirittura fa sapere di ritenere “irricevibile qualsiasi proposta di riforma della dirigenza regionale proveniente dal governatore”.

Con queste premesse non crediamo si possa andare molto lontano, anche sapendo che senza imbroccare la strada della riforma, si continuerà a camminare al limite del baratro, con rischi concreti di finirci malamente dentro.

Anche i dirigenti, cioè le persone a rischio di subire i tagli, si sono fatti sentire, accusando la politica di ingerenze e di praticare la logica della lottizzazione, mettendo da parte ogni discorso di merito per favorire gli appartenenti alla propria consorteria.

Su queste denunce avevano detto la nostra, che possiamo racchiudere nella affermazione che per esistere padroni, a cui tutto è permesso, occorre che ci sia sempre chi sia disposto a svolgere il ruolo di servo.

Ora ci conforta leggere quello che ha scritto Sergio Baraldi ieri nell’editoriale su Il Centro. Riportiamo alcuni significativi passi dell’articolo citato: “Credo che i dirigenti non abbiamo torto quando evocano il fantasma dell’ingerenza politica: i partiti spesso considerano le istituzioni quasi un campo di manovra privato.

Ma una domanda sorge spontanea…

Perché i dirigenti non hanno reso pubbliche intromissioni, violazioni, pressioni che certamente ci sono stato in passato con qualsiasi maggioranza?

E’ vero che l’istinto della politica peggiore è quello di occupare posizioni e favorire i propri interessi, ma non risulta che ci sia stata una difesa pubblica della propria autonomia e professionalità

Al contrario l’impressione è di una lunga acquiescenza, in cambio di una serie di privilegi”… Appunto, la storia di padroni e di servi, che l’Abruzzo non può e non deve più tollerare.

L’impegno sia dunque quello di riformare le cose, nell’interesse di chi governa oggi e di chi governerà domani la Regione e soprattutto in rispetto e in favore dei cittadini abruzzesi.