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Il doppio peso delle notizie

di  Gino Di Tizio

Premetto che da tempo non mi interesso più di cronaca nera.

Non frequento da anni ospedali, tribunali, procure, questure, caserme di finanza e carabinieri, vale a dire le fonti a cui si attingono notizie di questo tipo.

 

Un paio di giorni fa ho ricevuto un messaggio dall’ex presidente del Ciapi William Cerritelli che mi comunicava la notizia della sua assoluzione dall’accusa di aver causato la morte di un dipendente del centro, per un tumore che l’aveva colpito a causa, era l’ipotesi portava avanti dai Pm, dell’amianto presente nella struttura.

Una vicenda giudiziaria durata cinque anni, per la quale peraltro Cerritelli avrebbe potuto tranquillamente usufruire della la prescrizione, iter processuale che invece ha rifiutato, forte della convinzione di aver fatto il suo dovere come presidente e di essere estraneo ad ogni responsabilità per quella morte.

Infatti era stato lui a bonificare l’amianto che era presente, da oltre trent’anni tra le generale indifferenza, all’interno della sede del Ciapi.

Assolto con la formula più piena, perché “il fatto non sussiste”, Cerritelli aveva ringraziato i suoi avvocati Mario Femminella e Maria Pia Sirolli, che gli hanno consentito, ha scritto, di “tenere la barra dritta” in questi anni, sotto un peso che non riusciva probabilmente a sopportare, visto che si è sentito, ha scritto anche questo, “assimilato ai criminali di Casale Monferrato”, colpevoli della morte a causa dell’amianto di diversi sventurati operai.

L’ex presidente del Ciapi aveva anche lamentato il trattamento ricevuto dai media all’inizio della sua vicenda giudiziaria, con grossi titoli e articoli che lo indicavano praticamente come sicuro colpevole.

Appena ricevuto il messaggio che mi comunicava l’esito del processo, ho immediatamente pubblicato su questo giornale on line la notizia, come era mio preciso dovere.

Ho atteso poi che altri giornali, in particolare quelli che avevano sparato titoli a colonne piene quando Cerritelli venne incriminato per quella morte, dessero conto di quella assoluzione “per non aver commesso il fatto”. 

Oggi non è stato pubblicato niente, come se la notizia per la conclusione di una vicenda di questa portata fosse di nessun conto.

Peraltro sarebbe stato un dovere restituire l’onore a Cerritelli, messo alla gogna all’epoca dell’apertura della indagine che lo ha riguardato.

L’informazione non ne esce bene.

Ancora una volta si dà il massimo risalto alle indagini, si enfatizzano le ipotesi dell’accusa, si creano mostri da dare in pasto alla pubblica opinione, e poi quando si esprime la giustizia con un verdetto di assoluzione, i titoli spariscono dalla prima pagina, gli articoli diventano di una colonna o al massimo due.

Un giornalismo che cerca sensazionalismo e che si fa megafono del potere che conta non è quello in cui credo.

Purtroppo lo vedo sempre più spesso praticato.

Cosa dire a commento?

Forse c’è solo da chiedere scusa a William Cerritelli e ai tanti che subiscono la stessa sorte.

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