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L’Abruzzo degli sprechi

di Gino Di Tizio

Dopo la sanità è la volta dei trasporti abruzzesi ad essere sotto la scure.

L’assessore regionale Giandomenico Marra ha esposto ai sindacati la drammatica situazione che si è creata nel settore: dal Governo arrivano 30 milioni in meno e questo comporta che saranno inevitabili tagli a bus e treni.

 

C’è anche il rischio, non nascosto dall’assessore, che i biglietti possano aumentare fino al 30 per cento.

Non c’è alcun dubbio che si tratti di una situazione di emergenza che va affrontata: “drammatica”, l’ha definita lo stesso responsabile regionale dei trasporti.

Per uscirne si tenterà di ottenere dal Governo nazionale un ridimensionamento dei tagli, ma su questa direzione non sembra possibile farsi molte illusione di successo.

I soldi non ci sono e la cassa piange a Roma come all’Aquila.

Bisogna allora, come è accaduto nella sanità, razionalizzare, combattere gli sprechi, eliminare i doppioni.

E qui molto si può fare, anzi si sarebbe dovuto già fare.

Ricordiamo che in una intervista televisiva l’ex presidente della Giunta regionale Ottaviano Del Turco, denunciò le magagne del settore: “Pensate -disse- che esiste una società che ha più consiglieri di amministrazione che autobus”.

Da allora si è parlato molto di eliminare situazioni di questo tipo, nate dal fatto che tutto ciò che ha visto la partecipazione pubblica è stato utilizzato dai partiti per sistemare i trombati alle elezioni, il personale politico e i soliti amici degli amici e quindi ha avuto bisogno di essere esteso al massimo e moltiplicato in tantissimi casi.

Forse per questo, per non perdere la disponibilità di tante poltrone, dalla politica arrivano annunci di riforma del trasporto pubblico che però non riescono a concretizzarsi.

La legge di riforma che prevede di accorpare le società di trasporto pubbliche esistenti, si trova ancora all’esame della competente commissione.

Eppure già unendo i consigli di amministrazione di Arpa e Gtm, con un unico presidente ed un unico direttore generale,  riducendo poi sia i compensi che il numero dei consiglieri di amministrazione, non solo si avrebbe già un consistente risparmio, ma si lancerebbe anche un segnale importante agli abruzzesi.

La verità è che l’Abruzzo anche in questo settore, come nella sanità, ha urgentissimo bisogno di sottoporsi ad una energica cura dimagrante.

Bisogna rimediare i danni prodotti, un po’ ovunque, da una politica dissennata, che ha fatto in modo che si arrivasse a quadruplicare, se non a sestuplicare, quasi tutto, dalle Asl agli Ato, alle Ater, per non parlare dei vari consorzi, pur di accontentare le spinte campanilistiche e soprattutto per avere posti disponibili a soddisfare le esigenze di collocamento e gli appetiti degli appartenenti alle varie congreghe partitiche.

Tutto questo ci ha portato in situazioni assai critiche.

Paghiamo le tasse al più alto livello per i conti in rosso della sanità e rischiamo sempre di finire in bancarotta.

Non è possibile più andare avanti senza riforme e senza, ripetiamo, quella cura dimagrante che potrebbe ridare un po’ di slancio a questa terra.

Se ne convincano i signori politici e si diano da fare, con l’urgenza che la situazione merita.

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