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Le liste e gli inquisiti

di Gino Di Tizio

Confesso di trovare sconcertante, dopo essermi più volte interessato del rapporto tra giustizia e politica, quello che sta accadendo a Montesilvano, alla vigilia delle elezioni amministrative.

 

Capisco che si tratti di un centro dove si sono abbattuti devastanti “cicloni”, per restare al nome dato alla inchiesta che ha azzerato il precedente governo di centro sinistra guidato da Cantagallo, e che quindi le questioni legate in qualche modo alla giustizia hanno particolari aspetti, ma la strada che la politica sta intraprendendo non porta fuori dal tunnel.

Per spiegarmi parto da un titolo pubblicato dal più diffuso quotidiano abruzzese, il Centro: “Elezioni, nel Pd scoppia il caso Gallerati”.

Occhiello: “A novembre la prescrizione dei reati dell’ex sindaco che potrebbe ricandidarsi”.

E questa situazione genera conflitti nei partiti dell’area di centro sinistra, che a Montesilvano, al momento, risulta la più penalizzata dalle inchieste giudiziarie, come si legge ancora nel già citato articolo: “Il centrosinistra non vuole inquisiti in lista ma si rischia la spaccatura”.

La discussione che si è aperta, dunque, è sulla posizione di Renzo Gallerati, che “potrebbe ricandidarsi come sindaco”, anche se l’interessato nega questa intenzione.

Ma di cosa si discute?

Del fatto che per l’ex sindaco a  novembre scatterà una ormai sicura prescrizione che potrebbe ridargli la possibilità di scendere di nuovo in campo per chiedere consenso agli elettori e del fatto che, per essere stato inquisito invece a Gallerati, come a tutti gli altri incappati nelle maglie della giustizia, questa possibilità debba essere negata.

Nel merito delle questioni giudiziarie, cioè di che cosa si sono, anzi si sarebbero resi colpevoli i vari personaggi a cui oggi si vorrebbe chiudere la porta della candidatura, nessuno entra, come se fosse questione ininfluente.

Eppure tutti sanno che, purtroppo, e non è colpa dei Pubblici Ministeri che hanno fatto il loro lavoro e attendono che si arrivi al giudizio, i tempi della nostra giustizia sono tali da non concedere all’imputato che voglia fare politica di mettersi da parte e poi recuperare, se assolto, il tempo perduto.

Il Centro, nel servizio che ha dedicato all’argomento da cui sono partito, ha pubblicato un elenco di inquisiti sia del centro sinistra che nel centro destra ai quali, se valesse fino in fondo la regola che si vuole imporre, sarebbe impedito di chiedere agli elettori il giudizio.

Ci sono due ex sindaci, Gallerati e Cantagallo, un assessore e due consiglieri a sinistra, l’attuale sindaco Cordoma, un ex assessore e un consigliere a destra.

Tutti amministratori con esperienza che verrebbero messi da parte non dalle scelte dei cittadini, ma dal fatto che sono  in attesa di sentenze, con possibili danni che subirebbe Montesilvano, causati proprio dall’atteggiamento dei partiti.

Cosa voglio dire?

Semplicemente che sarebbe dovere delle organizzazioni partitiche, a prescindere dai fatti giudiziari, valutare i comportamenti dei propri rappresentanti per giudicare se possono o meno continuare ad amministrare la cosa pubblica.

Non può essere un avviso di garanzia, o anche un rinvio a giudizio, per fatti tutti da dimostrare, a determinare l’esclusione di persone che fanno politica, perché significherebbe usare la giustizia per scansare alcuni e far spazio ad altri pronti ad approfittare della situazione.

Sarebbe il trionfo del politicantismo,  e con la scusa di fare pulizia si rischierebbe di sporcare ancora di più la casa comune.

Non credo che i cittadini di Montesilvano possono volere questo.

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