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Tra servi e padroni

di Gino Di Tizio

C’è da essere grati al presidente della Regione Gianni Chiodi per aver aperto il fronte di discussione sulla necessità di ammodernare la macchina burocratica, che ha visto come un freno allo sviluppo e alla stessa azione del governo regionale.  Si tratta di un argomento, di assoluta importanza per tutti, che forse non è stato mai portato al giusto livello di attenzione.

E che così sia lo dimostrano le reazioni che ci sono state alle prese di posizione del presidente, quando ha parlato dei dirigenti e del loro peso nella vita della Regione.

Gli industriali, per voce del vice-presidente regionale Paolo Primavera si sono detti d’accordo sulla urgenza di rivedere la macchina amministrativa, perché in regione “c’è troppa burocrazia”, ma hanno anche insistito che occorre tagliare gli enti inutili.

Poi sono scesi in campo gli stessi dirigenti, con un intervento pubblicato su Il Centro del presidente del Cida Abruzzo (la Confederazione di dirigenti e alte professionalità) Florio Corneli che riteniamo davvero di grande interesse perché tocca la vera piaga della situazione di cui si discute.

Cosa ha detto Corneli?

Giusto riformare la pubblica amministrazione  ma a patto che cessi “l’anomalia dei dirigenti lottizzati, valutati nella loro carriera in base all’appartenenza politica più che sulle reali capacità organizzative”. 

Chi può essere contrario al fatto che sia questa la strada da intraprendere?

Ma va subito anche detto che le affermazioni del presidente Corneli, che poi ha anche aggiunto:”… assistiamo troppo spesso ai tentativi di limitare i poteri dei dirigenti per trasformarli, da organi di garanzia e di imparzialità, in organi di parte al servizio dei partiti”, non possono non destare grandissima preoccupazione nei cittadini abruzzesi.

Infatti da quelle considerazioni si capisce bene che “ l’anomalia” di dirigenti al servizio dei politici di turno esiste e pesa sulla pubblica amministrazione.

Quindi alla Regione, nelle province, nei comuni ci sono dirigenti pronti ad eseguire gli ordini dei politici, che vanno oltre il loro ruolo che sarebbe quello di programmare la vita pubblica perché pretendono di gestirla in ogni momento.

Siamo però sempre stati convinti che per esistere padroni, occorre che ci sia chi sia disposto a ricoprire il ruolo di servo, almeno in un sistema democratico, perché altrimenti si sviluppano rapporti regolati dalle leggi ed anche dalla buona educazione.

Se la politica allora deve fare passi indietro, i dirigenti ne devono fare qualcuno in avanti per dimostrare di essere davvero all’altezza del compito loro assegnato. 

Non crediamo che si possa evadere dal discorso sostenendo che ci sono troppi dirigenti legati ai partiti, come fa il presidente Corneli, e far restare poi le cose esattamente come stanno, anche se sono decisamente malmesse.

A questo punto  ci sembra che non si possa non dare piena ragione al presidente Chiodi quando sostiene che “la riforma più importante” per la Regione che guida,” è quella della pubblica amministrazione”.

Una riforma che deve comprende anche una profonda bonifica per individuare proprio le “anomalie” denunciate dal presidente del Cida, perché per far funzionare bene il sistema ci vogliono dirigenti legati non ai partiti o al personaggio politico che conta ma al rispetto delle leggi e soprattutto degli interessi dei cittadini.

Se ne facciano presto una ragione le organizzazioni politiche, ma recuperino una dignità che  impedisca di cercare protezioni e spinte politiche per guadagnare o conservare la poltrona i  dirigenti.

Ripetiamo, passi indietro da una parte e in avanti dall’altra, ciò che sarebbe inaccettabile è invece che tutto si risolva in uno scambio di accuse sulle responsabilità per la brutta situazione oggi esistente, per allontanare ogni possibilità di cambiamento.

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