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Una lezione per la politica

di Gino Di Tizio

Dalle elezioni che si sono svolte nel vicino Molise arrivano due, anzi tre lezioni che il mondo politico di casa nostra farebbe bene a tenere ben presenti per il futuro.

 

La prima proviene dalla alta astensione registrata, e dimostra una volta di più la disaffezione dei cittadini verso questa politica, la seconda dal voto disgiunto che c’è stato, e vale un chiaro invito ai partiti a scegliere bene i loro candidati, perché non è più scontato aggregare i consensi sotto una bandiera ideologica o che comunque rappresenti un partito, la terza, un po’ legata alla seconda, è che è sempre sbagliato vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, visto che sono saltate previsioni che volevano la riscossa del centro sinistra proprio dalla piccola regione molisana.

Invece è accaduto che tra i due schieramenti ci sia stato un netto distacco, quasi di 15 punti (il 56,37 le liste di centro destra, il 40,49 per cento la coalizione di centro sinistra) mentre Michele Iorio ha superato il suo rivale  Paolo Di Laura Frattura per una manciata di voti. Per completare il discorso sulle cifre, l’Udc ha preso il 6,78 per cento.

Abbiamo ascoltato, a commento del voto, esponenti del partito di Casini sostenere di essere stati ancora una volta decisivi: “Dove c’è l’Udc si vince”.

Una posizione che dovrebbe dare forza e continuità ai giochi di equilibrismo ormai caratteristica di quel partito.

Basta però fare semplici conti per dire invece che anche con l’Udc schierato il centro sinistra non avrebbe superato il centro destra.

Si è anche accusato Grillo di aver causato, presentando una sua lista, la dispersione dei voti e quindi di aver consentito la vittoria a Iorio.

Anche qui però ci sembra frutto di miopia, perché si dà per scontato che la presenza in campo di seguaci del comico genovese che si è dato alla politica abbia eroso consensi solo a sinistra, mentre è più che possibile che anche gente che votava a destra e al centro si sia unita al voto di protesta raccolto da quella lista.

Comunque, considerate le circostanze, è vero che al centro sinistra poteva toccare, con qualche voto in più, la vittoria del proprio candidato, ma lo schieramento presentato sarebbe ugualmente rimasto sotto, a notevole distanza dal centro destra.

E questo dato dovrebbe preoccupare molto di più i responsabili dei partiti della coalizione rispetto al fatto di aver perso l’occasione di piazzare il proprio candidato al vertice della Regione Molise, dopo aver ottenuto la classica vittoria di Pirro.

Come oggi il presidente Iorio dovrebbe valutare con molta attenzione il peso dei suoi 89 mila voti, che pure gli hanno permesso di vincere ancora la partita, rispetto a quei 101 mila voti raccolti dal Pdl e dagli altri partiti alleati nel suo nome.

In conclusione può essere verso che dal Molise sia partito qualcosa di nuovo per la politica, ma  non è né la riscossa di chi pensava che fosse arrivato il suo turno di vincere, e nemmeno la trionfale conferma di chi gestiva il potere, ma un invito forte ai partiti perché cambino modo di proporsi e di proporre agli elettori i propri campioni.

Non c’è più nessuno che possa vivere di rendita, puntando sulla forza che gli deriva dall’occupare posti di comando nel proprio partito. 

Iorio che prende il 10 per cento in meno della sua coalizione, e Frattura che incassa il 6 per cento in più della somma dei partiti che lo sorreggevano rappresentano un chiarissimo segnale che sarebbe pericoloso per le varie botteghe partitiche non tenere in grandissima considerazione nel momento in cui preparano le future strategie.