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Chiodi e le greppie della politica

di Gino Di Tizio

Una polemica cattiva, con colpi durissimi quella apparsa su Facebook tra il presidente della Regione Gianni Chiodi e il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci.

Infatti a Paolucci, che aveva attaccato su Abruzzo Web Quotidiano il presidente accusandolo di “mal governo”, di “addossare ad altri le sue colpe” e invitandolo “a dire la verità”.

Immediata la risposta, sempre su Facebook. “Ma che lavoro fa? (ovviamente riferito a Silvio Paolucci)- si è chiesto Chiodi- E’ un altro cosiddetto “giovane” che come lavoro dal quale trarre un reddito per vivere ha scelto di fare il politico di professione.

Attenzione amici miei -scrive ancora il presidente- votate pure secondo la vostra cultura:destra o sinistra, ma non votate coloro che vivono di politica e che intendono farlo per tutta la vita aggreppiati ad un carro che procura incarichi.

Se questo Paese non capisce che è proprio questo il motivo della esistenza della “casta” che, dovendo viverne, si aumenta i compensi e le pensioni e che a gestire la cosa pubblica deve essere chi ha dimostrato nella vita di saper fare qualcosa, non credo che potrà essere realmente cambiato in meglio”. 

A questo punto tralasciamo la polemica tra i due, per focalizzare l’attenzione su quanto afferma, e non è la prima volta, Gianni Chiodi sulla politica e i suoi protagonisti.

Troviamo di grandissimo interesse che un presidente di Regione scagli pietre pesantissime contro chi ha scelto come mestiere per la vita di fare politica, perché è un deciso atto di coraggio, ed anche indichi i mali di questa situazione sapendo di colpire anche qualcuno della sua parte politica.

Gente “aggreppiata” ai carri dei partiti solo per avere incarichi e far parte della casta esiste sotto tutte le bandiere.

Siamo d’accordo con Gianni Chiodi, è una genia da combattere, apertamente, senza ma e senza se. Ma è una battaglia che deve partire da dentro i partiti, altrimenti diventerebbe velleitaria e andrebbe incontro a sicura sconfitta.

I partiti che devono recuperare il loro ruolo di guida, di indirizzo, di programmazione della vita pubblica, che non significa certo occuparne tutti gli spazi disponibili, a partire dalle poltrone negli enti pubblici e nei consigli di amministrazione delle società partecipate.

Questo vale -ha ragione Chiodi- un degrado netto della politica, che diventa politicantismo.

Quindi sono gli stessi partiti che dovrebbero selezionare coloro che, con spirito di servizio, mettano a disposizione la loro professionalità e la loro competenza per gestire al meglio la cosa pubblica. Se questo avvenisse non si potrebbe più parlare di “casta”., perché davvero si tornerebbe ad una politica da rendere come servizio, e non per tutta la vita.

Ma è ancora possibile recuperare quel ruolo e quella realtà che pure è esistita nella politica italiana? Abbiamo i nostri dubbi, perché la greppia, per restare nel termine, si è allargata a dismisura e sono tanti, troppi a servirsene al punto che non si riesce nemmeno più a fornire il cibo sufficiente a sfamarli tutti , e sarà problematico eliminarla.

Per questo diamo rilievo al consiglio che Gianni Chiodi continua a dare sui nuovi mezzi di comunicazione: non li votate, a costo, se l’offerta non dovesse apparire soddisfacente da parte delle organizzazioni politiche, di scegliere altri impegni nei giorni in cui sono aperte le cabine elettorali. Come si dice, a male estremo, estremo rimedio.

Non ci piace arrivare a questo, sia chiaro, ma in qualche modo dobbiamo imparare a difenderci da chi vede la politica solo come un vantaggio per se stesso e per la bottega di cui fa parte. Una svolta diventa sempre più indispensabile.

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