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Le sentenze e la "sconfitta" della Giustizia

di Gino Di Tizio

Dopo dieci anni Roselli e Ranghelli sono stati assolti dall'accusa di aver intascato tangenti a Spoltore, mentre hanno aspettato "solo" sei anni e mezzo Sospiri e Mazzocca per vedersi assolti per la vicenda dei rapporti con la Soget: c'è chi ha scritto che queste sentenze rappresentano una sconfitta per la Procura di Pescara che aveva messo sotto processo i personaggi citati.

Non mi trovo d'accordo, perché se di sconfitta si deve parlare occorre quanto meno allargare il quadro delle responsabilità.

Infatti non possono essere assolte le fonti di informazione che nelle citate vicende si sono prestate ad essere megafoni della magistratura inquirenti dedicando grandi titoli alle inchieste e assegnando quella immediata condanna alla gogna che in tutti questi anni ha rovinato la vita delle persone coinvolte.

Non vanno assolti nemmeno i partiti, o almeno quelli che invece di scendere in campo a difendere l'onorabilità e le prerogative della politica, nella visione corretta della divisione dei poteri stabilita anche dalla nostra Costituzione, hanno sfruttato le inchieste per mettere in crisi l'avversario e portare acqua al proprio mulino.

Infine non è esente da colpa una giustizia che ha impiegato così tanti anni per arrivare alle richiamate sentenze.

Perché allora non venga sconfitta anche la comunità sociale è arrivato il momento di prendere piena coscienza del valore che deve avere la presunzione di innocenza, mettendo fine alla vera e propria barbarie, indegna di un paese civile, che accompagna ogni vicenda giudiziaria.

Si dia immediato corso al decreto della Cartabia sulla presunzione di innocenza e siano proprio esempi di malagiustizia (almeno nelle fasi iniziali) da cui sono partito a imporre di "chiudere la bocca" quando si tratta della vita dei cittadini a chi amministra la bilancia della giustizia.

Immediatamente il procuratore di Catanzaro, Grattieri, ha fatto invece sapere che a lui nessuna direttiva può chiudergli la bocca e se l'è anche presa con i giornalisti a cui stanno bene quelle direttive.

Si capisce allora che resta ancora da fare molto per sconfiggere metodi ed atteggiamenti che ci allontanano sempre di più da quella giustizia che dovrebbe agire a tutela dei cittadini, nel rispetto di un Paese che si vanta di essere stata la culla del diritto.

tutti pazzi per la Civita

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