Stampa
Visite: 149

La CariChieti non doveva fallire

di Gino Di Tizio

Intervento dell'ex Dg Francesco Di Tizio

La svolta determinata dalla sentenza della Corte di Giustizia della Unione Europea

Detta Corte ha bocciato la Commissione della stessa Unione che aveva negato per la Tercas e altre banche, tra cui la Carichieti, la possibilità di ricorrere alle risorse del Fondo Interbancario di tutela dei depositi per essere ricapitalizzate, giudicando questo intervento "aiuti di Stato" merita oggi opportune considerazioni per capire e valutare quello che è accaduto, in particolare alla CariChieti.

La brutta impressione di getto che viene da fare è che la vicenda dell’Istituto teatino sia stata soprattutto caratterizzata da una nefasta ingerenza dell‘organo di vigilanza (la Banca d’Italia), che con una serie di provvedimenti ed iniziative, alcune ai limiti del codice penale, ha portato la Carichieti, prima ad essere commissariata e poi a rientrare nel novero delle banche interessate dal D.L.- 18O/15 - risoluzione degli enti creditizi, con tutte le successive conseguenze e accadimenti.

Per sostenerlo, riassumiamo brevemente la vicenda in alcuni dei suoi passaggi essenziali, con la sola doverosa premessa dell’essere questi caratterizzati da un’estrema sintesi, al solo scopo di facilitare il lettore nella comprensione di accadimenti complessi ed intrinsecamente connessi, che si sono sviluppati in un arco temporale non breve ed a seguito di varie ed articolate vicende.

1 - Il provvedimento di commissariamento del 2014 ai sensi dell’art. 70 della legge bancaria, fu emesso SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a causa di presunte irregolarità amministrative (successive di circa un quinquiennio all’ultimo bilancio da me sottoscritto il 31.12.2009). e non certo in presenza di dissesto.

Occorre in questa sede precisare che le irregolarità sono e rimangono presunte e sono ancora tutte da dimostrare, in quanto, in caso di commissariamento non esiste contraddittorio di merito nei confronti della Banca d’Italia, se non con ricorso alla magistratura ordinaria, argomento sul quale in questa sede sorvoliamo, in quanto non oggetto della presente sintesi, che focalizza invece sulla possibilità che la banca avrebbe potuto essere ricapitalizzata e tornare operativa come Istituto regionale indipendente.

Su questo punto, sorge anzitutto il dubbio che, non essendo la Carichieti in dissesto, a fronte delle ‘presunte irregolarità’ si poteva intervenire con altre misure e non con provvedimenti tali da determinarne il dissesto com’è poi avvenuto.

2 - La sostituzione, avvenuta nel corso 2015, del primo commissario dr Sora, il quale, dopo aver analizzato il portafoglio crediti dell’Istituto aveva affermato, anche pubblicamente, che la banca poteva tornare alla sua operatività ordinaria dopo essere stata ricapitalizzata. Giudizio, questo che evidentemente non era compatibile con ‘l’Obiettivo’ della Vigilanza, quindi andava rimosso.

3 – “L’Obiettivo”, venne invece perseguito con la nomina di due nuovi commissari straordinari, i quali sono stati poi successivamente indagati per bancarotta fraudolenta e preferenziale dalla procura di Chieti.

I magistrati inquirenti, pur non avendo riscontrato dolo specifico nel loro operato, (e quindi al termine giungendo ad una richiesta di archiviazione), nelle carte dell’inchiesta hanno comunque evidenziato gravi irregolarità contabili in riferimento alla gestione commissariale, principalmente caratterizzate da “inopinate svalutazioni di crediti deteriorati non supportate da adeguati principi contabili e spesso in carenza di perizie estimative a valere sulle garanzie”.

Circostanze tra l’altro riferite in sede di commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.

E’ appena il caso di sottolineare, che proprio in conseguenza di rilevanti svalutazioni-su crediti, operate dai commissari, a depauperamento del patrimonio dell’Istituto, che si determina la possibilità di inserire la Carichieti nel novero delle banche soggette a risoluzione.

4 - Da ultimo, è da mettere in evidenza la sentenza del tribunale fallimentare di Chieti del luglio 2016, che a seguito di richiesta di messa in liquidazione dell’Ente residuale - la Carichieti - (uno degli effetti del D.L. 180/15), sorprendentemente riscontra l’esistenza di un patrimonio in attivo della Cassa prima dell’applicazione del DL 180/15.

Patrimonio che poi si dissolve proprio per effetto dell’applicazione dei dispositivi inclusi nello stesso decreto In altre parole, prima del DL 180/15, la banca non era tecnicamente in dissesto, ciò neanche dopo la scellerata falcidia di crediti, anche quelli ben garantiti, e di una serie di altre iniziative mirate ad azzerare il patrimonio dell’Istituto. In conclusione la banca, poteva essere tranquillamente ricapitalizzata e ritornare nei parametri di operatività compatibili con le istruzioni di vigilanza, restituendo così al territorio teatino e non, un Istituzione che faceva parte della sua storia e che avrebbe potuto rappresentare ancora negli anni a venire un punto fermo per l'economia locale. 

tutti pazzi per la Civita