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Il pressappochismo che ha fatto sì che si sia passati dal tutti liberi a tutti chiusi

di Gino Di Tizio

Il colore rosso, per tradizione, caratterizza il periodo natalizio e vale una beffa che ce l'abbiano imposto con il pesante sospetto che la scelta non sia stata suffragata dalla logica e soprattutto dal rispetto che comunque si deve ai cittadini, alle loro tradizioni, al loro sentire.

Certo non si poteva ignorare l'esistenza del virus ed è stato giustissimo impegnarsi a fronteggiare l'epidemia, in rispetto soprattutto di chi si è trovato in prima linea a combattere questa difficilissima battaglia, ma questa considerazione di partenza, ineccepibile, non giustifica il pressappochismo che ha fatto sì che si sia passati dal tutti liberi, o quasi, in certi giorni e  fino ad un certo orario (con la naturale conseguenza di creare assembramenti, ad esempio per fare gli acquisti nei vari negozi) , a chiusure totali imposte addirittura con lo schieramento di ingenti forze di polizia.

Mai usate, peraltro, per combattere altre situazioni che incidono negativamente sulla vita della nostra società.

Avrebbero dovuto darci regole chiare, finalizzate a contenere l'epidemia in ogni momento possibile, legandole ai comportamenti da tenere sempre, non agli orari di apertura e chiusura e a particolari giorni.

Un rosso, quindi, profondamente sbagliato per come è stato pensato e attuato, che ha rappresentato un vero e proprio attentato al Natale e agli altri appuntamenti.

Passerà, certo, anche questa, ma chi ha gestito questo periodo in maniera così maldestra non merita applausi.

L'augurio che comunque va fatto è che questo 2021 allontani finalmente il rosso e riapra tutte le porte che sono state chiuse, per tornare ad avere luce e speranza.

tutti pazzi per la Civita

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