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Una lite che dura da trent’anni

di Gino Di Tizio

Questa che racconto è una storia che arriva da Palmoli, splendido centro della nostra provincia, da un "quisque de populo" come si firma chi ce l'ha fornita, Romeo Raimondi, ed è nata qualcosa come trent'anni fa.

Dico subito che non è solo una storia di ordinaria disfunzione del nostro sistema giudiziario, dove spesso per far funzionare la bilancia, vengono usati pesi se non addirittura falsi, alterati da interessi che non sono quelli di fare davvero giustizia, perché c'è altro che riguarda anche il mondo del giornalismo e la sua credibilità.

Per dirlo parto dalla domanda finale posta dal mio interlocutore che, dopo aver aperto una piccola finestra alla speranza che anche per lui ci sia un "giudice a Berlino", scrive: "chissà se ci saranno giornalisti a pubblicare questa che è oggettivamente una notizia?

"E qual è questa notizia?

Che tre magistrati sono stati iscritti nel registro degli indagati, a seguito di sue denunce, e che andranno in udienza in Camera di Consiglio di Campobasso, per rispondere di reati, il 323 e il 110 del codice penale, relativi all' abuso d'ufficio, il prossimo 17 novembre.

Si tratta dei magistrati Roberta D'Avolio, Giampiero Di Florio e Giancarlo Ciani.

Tutto questo al termine di una lunga odissea nata appunto trent'anni fa quando Romeo Raimondi, imprenditore commerciale, titolare di un negozio denominato "Giulietta e Romeo", entra in contrasto con la società titolare del centro commerciale La Fontana di Termoli.

Da quella lite nascono varie situazioni, di minacce, di intimidazioni e di varie presunte o reali illegalità

che comunque originano una serie di ricorsi e denunce alla autorità giudiziarie.

Si è andati avanti negli anni tra archiviazioni, omissioni, forzature, con coinvolgimenti a più livelli, tra fascicoli che scompaiono, documenti che improvvisamente e misteriosamente vengono forniti allo stesso Raimondi, tutti fatti sempre denunciati da chi non si è mai arreso di fronte a questa odissea e che finalmente ha visto quanto meno un piccolo approdo con quanto avverrà il prossimo 17 novembre.

Non si fa alcuna illusione sull'esito finale, perché scrive: "So bene che non si tratta di una condanna, né di primo né di secondo grado, e che non è neanche un rinvio a giudizio, ma per me è tantissimo, visto come sono andate le inchieste, anzi tutte le denunce precedenti...

" Ed ancora: "Forse questa iscrizione rovescia la storia.

Forse...C'è un giudice a Berlino anzi a Campobasso" poi quella frecciata che riguarda l'informazione restia a pubblicare questa notizia, a conferma purtroppo, che anche la notizia non è uguale per tutti.

Nel nostro piccolo, però, noi non ci stiamo...

tutti pazzi per la Civita