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La Sanitopoli d'Abruzzo ancora nella nebbia

di Gino Di Tizio

L'Ansa Abruzzo ha pubblicato un interessante articolo sulla situazione della sanità abruzzese chiamando in causa uno dei protagonisti della stagione conosciuta come la Sanitopoli d'Abruzzo.

Giuseppe Bellelli, attuale procuratore di Ortona, dopo essere stato nella squadra guidata da Nicola Trifuoggi che "decapitò la giunta Del Turco, come si legge dal lancio dell'agenzia.

L'inchiesta, viene anche ricordato, ebbe inizio nel 2006 per arrivare agli arresti del 2008 e al processo concluso nel 2013 con condanne definitive di vari imputati.

Dichiara oggi il dottor Bellelli: "La carenza di mezzi e posti letto, le ristrettezze economiche nella sanità pubblica di oggi vengono da lontano.

Anche da ruberie e tangenti provate nelle sentenze del processo della Sanitopoli d'Abruzzo.

Gli imputati si vantavano dei tagli ai posti letto fatti nel pubblico e nel privato: per loro era elemento di difesa.

Ma Angelini diceva 'con tutti i soldi che vi ho dato volete tagliare anche me?'.

Quei tagli furono occasioni per ottenere tangenti".

Ed ancora, come si legge dall'Ansa "Si difendevano dicendo che lo Stato aveva imposto quei tagli, ma l'Abruzzo divenne regione canaglia per via delle cartolarizzazioni messe in campo dalle giunte di centrodestra e centrosinistra e altre malversazioni all'origine del dissesto che ne è seguito".

Sono considerazioni che meritano attenzione perché riaprono un quadro che non è stato mai pienamente chiarito, nemmeno a livello giudiziario.

Ho stima del dottor Bellelli, ma ammetterà lui stesso (penso anche con qualche amarezza) che nelle varie fasi processuali ci sono stati passaggi che conservano ancora angoli mai per davvero chiariti, a cominciare dalla entità delle tangenti, sulle quali non si è mai arrivati ad una verità certificata dalle sentenze.

Comunque le parole del procuratore capo di Sulmona mettono a fuoco bene quella che era la situazione all'origine di Sanitopoli con la riflessione che i "tagli" effettuati sulla sanità privata non rispondevano ad una necessità legata alla efficienza del sistema sanitario abruzzese, ma creavano "occasioni" per chiedere e ottenere tangenti.

Bellelli cita il dottor Vincenzo Angelini e la sua clinica Villa Pini, ma anche qui occorre allargare un po’ il quadro.

Intanto ricordando che l'Abruzzo, con una scellerata gestione della sanità, aveva fatto negli anni proliferare ospedali e cliniche ovunque sul territorio.

Solo in provincia di Chieti infatti si contavano 8 ospedali pubblici e due cliniche private.

Non solo: anche nella decisione di aprire reparti la linea guida è stata, salvo poche eccezioni, quella di sistemare il primario amico, non la necessità legata alla salute dei malati.

Ha perfettamente ragione il dottor Bellelli nel dire che i disagi partono da assai lontano, ma nel caso di Angelini e Villa Pini c'è qualche ulteriore riflessione da fare.

Angelini con la sua Villa Pini probabilmente un errore l'ha fatto: quello di cercare di entrare in concorrenza con il pubblico.

Infatti aveva creato una clinica di livello europeo, che aveva garantito anche all'Abruzzo importanti cifre di mobilità attiva.

Aveva in mente anche di realizzare un reparto per grandi ustionati.

Realizzai un servizio televisivo insieme all'allora assessore della sanità regionale Stuard per constatare come la clinica si era organizzata perché in casi disperati si arrivasse in sala operatoria direttamente in ambulanza.

Inoltre la clinica, oltre ai 6 posti letto di Rianimazione e Terapia Intensiva aveva i posti dell’Utic, il reparto dei pazienti in coma, la pneumologia.

Disponeva anche di molti ventilatori polmonari.

Tutto questo è finito e il dottor Angelini deve pagare un conto pesante alla giustizia.

Non ho informazioni che mi permettano di entrare nel merito delle sentenze.

La giustizia ha fatto il suo corso, ma se si vuole davvero capire cosa è accaduto nella sanità Abruzzese non solo bisogna partire da lontano, ma occorre rifare tutto il percorso per valutare se ci siano state devianze o scorciatoie che ci hanno dato alla fine una verità assai parziale, che ci impedisce di capire.

Ben venga allora una ampia discussione su quanto detto dal magistrato a suo tempo protagonista di quella stagione.

tutti pazzi per la Civita