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Un “misterioso corto circuito”

di Gino Di Tizio    

Sconcertante interrogazione del deputato D'Alessandro che parla di corto circuito che esisterebbe a impedire un corretto rapporto tra sindacato e prefettura.

Caso Faist, per capirci l'azienda che nottetempo ha tolto i propri macchinari sollevando le proteste del sindacato.

Ha originato un intervento del deputato Camillo D'Alessandro con due interrogazioni parlamentari.

In una di esse parla dell'esistenza di un "corto circuito istituzionale" che avrebbe impedito un incontro con il prefetto di Chieti e un suo successivo intervento per bloccare l'azione dei titolari della Faist.

A questo punto credo che non sia più accettabile restare solo a guardare attacchi indecorosi che si continuano a lanciare contro un prefetto, il dottor Giacomo Barbato, colpevole solo di fare sempre e comunque il suo dovere di rappresentante dello Stato.

In questa storia, documenti alla mano, è stato il questore, non il prefetto, che peraltro era fuori Chieti, ed era stato sostituito, come legge vuole, dal suo vice che comunque aveva agito nel pieno rispetto delle norme, protagonista della vicenda.

Si parla invece di corto circuito, forse per ricordare ancora una volta quello che è accaduto nella vicenda Jovanotti?

Quando la prefettura disse no, per chiari motivi di sicurezza, come stabilito da apposita commissione, al concerto a Vasto?

Un no che si cercò di superare non intervenendo sulle criticità, ma facendo intervenire il politico di turno?

Il "corto circuito" sarebbe questo?

Cioè il pieno rispetto di leggi e norme?

Attendo con curiosità l'esito delle interrogazioni dell'onorevole, per capire a quel livello siamo arrivati in questo paese.

Intanto piena e convinta solidarietà ancora una volta al prefetto Barbato.

tutti pazzi per la Civita