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Il caso della condanna ingiusta di un sindaco e le colpe dei media 

di Gino Di Tizio

Mi permetto di estrapolare da un post di Pietro Verratti, che è stato sindaco di Sant'Eusanio del Sangro, fatto per una riflessione sul caso del dipendente assolto dopo essere stato fotografato in mutande mentre infilava il cartellino della presenza nel suo ufficio.

In sostanza il professor Verratti invitava chi giudica questa vicenda a tener conto della presunzione di innocenza senza allestire gogne per il malcapitato che si trova indagato.

Ma non è di questo che voglio parlare, ma di quanto ricorda Verratti che scrive

"....nel 1993 sono stato condotto in carcere per PERICOLOSITA' SOCIALE nell'esercizio di funzioni amministrative.

Ho avuto il privilegio di riempire pagine intere di cronaca locale per settimane.

Sono stato assolto dopo sette anni ed una altalena di sentenze contrapposte emesse in quattro gradi di giudizio.

Non ho trovato un trafiletto che ne ospitasse la notizia."

Lo faccio perché il professor Verratti tocca un tasto assai dolente che non onora né i giornalisti né la giustizia, perché sono vicende che generano una immediata condanna alla gogna che non è prevista dai codici, degenerazione, anzi una vera e propria barbarie, di cui sono decisamente colpevoli coloro che indagano e coloro che, acriticamente, fanno eco a queste indagini.

Lo scrivo e lo dico da sempre, nel ruolo di testimone che facendo il giornalista mi sono impegnato a svolgere: non saremo un paese civile fino a quando continueremo a registrare vicende come quelle subite da Verratti e da tanti altri.

Su quello che accadde in Abruzzo nel feroce periodo di Mani pulite, quando si fu un giornale, La Repubblica, che scrisse che da noi ci furono più arresti per corruzione che a Milano, considerato il numero di abitanti delle due regioni, ho scritto un documentato saggio che presto vedrà la luce, che dimostrerà quanti sono stati i casi di una giustizia pasticciona e ingiusta.

Servirà, spero, a far capire quanto sbagliato sia continuare ad ignorare quello che la Costituzione dice riguardo alle colpe dei cittadini, per vendere qualche copia di giornale in più e agevolare la carriera di qualche uomo in toga.

Situazione non certo degna del paese di Cesare Beccaria.

tutti pazzi per la Civita