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ED IO NON VOTO…

di Gino Di Tizio

Incidente di percorso, gravissimo comunque, o tentativo di metterla sul piano del ricatto, usando il voto, anzi il non voto, per questo assai poco apprezzabile scopo? A livello nazionale la discussione è aperta dopo quello che è accaduto in Parlamento, con il governo battuto per un voto sul Rendiconto dello Stato, ma è un interrogativo che ha senso anche da queste parti.

La verità è che oggi in politica non ci si unisce più sotto una bandiera che abbia gli stessi colori ideologici, ed appare molto debole, e comunque non in grado di cementare le unioni che si fanno, anche l’adesione ad un programma d’azione.

Pesano infatti sempre di più gli interessi delle botteghe a cui si appartiene, o, peggio, quelli legati alla propria persona e al proprio portafoglio.

E questa assai poco confortante situazione si verifica sempre più spesso, con il risultato di abbassare a livelli davvero minimi  il livello di fiducia e credibilità dei partiti e dei loro rappresentanti.

La logica che sembra prevalere tra chi ha un ruolo di rappresentante dei cittadini non è quella di agire in nome della comunità, con l’impegno di tutelarne gli interessi, ma quella di dare un peso al proprio voto, per dare forza a qualche richiesta particolare.

Tu non mi dai…io non ti voto.

In Parlamento questa brutta realtà non è ancora emersa in tutto il suo squallore, perché nessuno vuole ammettere che la ragione del non voto, o dell’assenza nel momento decisivo, sia legato a richieste non esaudite, o, detto meglio, ad appetiti non soddisfatti, ma in periferia non si ha ritegno alcuno nel mostrare come il voto sia malissimo usato. Un esempio?

Il voto avvenuto alla Provincia di Chieti sugli assestamenti di bilancio, che hanno visto il no di Fli, fino a ieri componente della maggioranza, con un assessore, Silvio Tavoletta, nella giunta guidata da Enrico Di Giuseppantonio. 

Un voto chiaramente di ritorsione per la vicenda proprio di Tavoletta, messo fuori dalla Giunta, per fatti legati al comportamento di Fli in sede di votazione al comune di Chieti che avevano indotto, come è noto, il Pdl a chiedere al presidente Di Giuseppantonio di esautorare l’esponente del partito di Fini.

Fatti di politica, anzi di polticantismo, che non avrebbero però dovuto incidere su quel voto.

Al riguardo c’è da fare una domanda semplice e chiara: se non fosse scoppiato il caso Tavoletta, Fli avrebbe votato l’assestamento di bilancio?

Certamente si, senza alcun dubbio, si può tranquillamente rispondere, visto che di quella delibera anche Tavoletta porta responsabilità politica.

Ed allora siamo davanti ad un modo di intendere la politica che vola, purtroppo, assai basso, a rendere ancora più squallida tutta la vicenda che è costata la poltrona a Silvio Tavoletta, peraltro considerato generalmente uno dei migliori assessori a della Provincia teatina.

Ma questo, evidentemente, per i giochi della politica di oggi conta meno di niente. 

 

 

 

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