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Cancellarla non risolve i problemi della nostra giustizia   

di Gino Di Tizio

Cancellare la prescrizione nel paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria?

Ignorare anche i dettati costituzionali legati a questo principio giuridico?

Gli avvocati gridano allo scandalo e lanciano allarmi che ci riguardano direttamente.

Ma davvero il problema più grande del nostro sistema giudiziario era legato alla prescrizione?

Dalla lunga frequentazione che ho avuto, da giornalista, nei palazzi di Giustizia e dalla conoscenza diretta maturata negli anni di tutti coloro che si adoperano per far funzionare la famosa bilancia, ho maturato la convinzione che in questa vicenda si sta facendo il gravissimo errore di guardare il dito, ignorando la luna alla quale dovremmo rivolgerci.

Siamo in un sistema dove, grazie alla forma che è sostanza, ed anche alla obbligatorietà dell'azione penale, ci sono, nel percorso giuridico per arrivare ad una sentenza, tantissimi ostacoli che sarebbero da rimuovere con assoluta urgenza.

Basta infatti una notifica sbagliata, il cambio di un giudice, una virgola mal posta per annullare procedimenti e rinviarli al punto di partenza.

L'obbligatorietà dell'azione penale costringe poi chi opera ad aprire fascicoli anche per fatti di poco o nessun rilievo nella vita sociale, con il solo risultato di intasare gli uffici.

Se non si riesce ad evitare, per entrare nel concreto, che una notifica anche ad un personaggio pubblico di primo livello (come è accaduto spesso) non venga portata a termine per "indirizzo sconosciuto", o per altro vizio dovuto a piccolo (forse anche voluto) errore materiale di scrittura, sarà comunque battaglia persa, prescrizione o non prescrizione, per arrivare nel Bel Paese ad una Giustizia degna della lettera maiuscola.

tutti pazzi per la Civita