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Qualche riflessione sulla polemica tra Renzi e Formigli  

di Gino Di Tizio

E' diventata di grande attualità la discussione attorno alla cosiddetta "privacy" dopo le note vicende della villa di Renzi e della casa di Formigli.

C'è a questo punto concreta speranza che si metta a fuoco il problema, andando anche oltre i due casi specifici per vedere cosa capita nella vita di tutti i giorni, spesso e volentieri a scapito dei cittadini che non sono un politico di prima linea e un famoso giornalista?

Renzi ha parlato di barbarie e ci stiamo davvero arrivando proprio perché si è perso il limite da parte di molti.

Dei magistrati che spesso parlano non come dovrebbero con gli atti che fanno, ma attraverso spazi offerti da compiacenti operatori della informazione, degli stessi politici ed infine dei giornalisti che hanno aperto nuove frontiere nel modo di proporre informazione che fanno a pezzi proprio la privacy.

Riguardo a questo ultimo aspetto, da giornalista che ha avuto ed ha responsabilità direzionali nel mondo della informazione, trovo inaccettabile che si vada, con telecamera e microfono, a caccia del politico o del personaggio oggetto di cronaca, inseguendolo quando lui non ha alcuna intenzione di rilasciare interviste.

Gli si gridano contro quelle che dovrebbero essere domande alle quali il malcapitato non risponde ma che finiscono regolarmente in onda.

Ho altri criteri nel mestiere, che sono miei ma che ho preteso sempre anche dai miei collaboratori: chiedo l'intervista e se mi viene negata ho aperto la strada di rendere noto il rifiuto e magari di far conoscere anche le domande che avrei voluto fare.

Procedere con agguati, come fanno anche nelle tv del servizio pubblico, per me non è giornalismo, ma è proprio quello scadimento in barbarie evocata da Renzi.

tutti pazzi per la Civita