Pin It

Francesco MennaSconcertante iniziativa del sindaco di Vasto che parla ancora del Giova party mancato

di Gino Di Tizio

La lettera inviata dal sindaco di Vasto Menna al presidente Mattarella, e ad altri soggetti che hanno incarichi istituzionali, come era più che prevedibile ha di nuovo riportato all'attenzione della pubblica opinione la vicenda del mancato concerto di Giovanotti a Vasto, con una appendice dedicata dal primo cittadino vastese anche alla questione dei matrimoni da fare fuori del Municipio.

Ne hanno parlato i media, ci sono poi stati interventi dell'ex sindaco di Vasto Tagliente e del sottosegretario Castaldi a significare soprattutto che quella lettera e quelle prese di posizioni di Menna non potevano essere liquidati come fatti irrilevanti.

E' certamente così perché si è parlato di "ristabilire correttamente le modalità di leale collaborazione tra stato e istituzioni locali" attribuendo a Prefetto ed anche al comandante provinciale dell'arma dei carabinieri atteggiamenti che avrebbero "scorrettamente" alterato quel rapporto.

E' quindi il caso di chiedersi seriamente, e di darsi una risposta, se davvero le cose stanno così.

Menna parla di "spiacevoli episodi" rilevando la mancanza di una "serena collaborazione istituzionale" evidentemente legata ai rilievi fatti non dal prefetto e dall'ufficiale della Benemerita, ma dalla commissione dei tecnici preposta a occuparsi di sicurezza di quell'evento, e per ritrovare quella serenità non si preoccupa di rivolgersi agli organizzatori e ai tecnici perché provvedano ad eliminare le criticità evidenziate, ma va in Prefettura accompagnato dal senatore D'Alfonso, come ci fa sapere lui stesso.

Cosa sperava di ottenere? Un via libera a prescindere...

Certo, in Abruzzo è accaduto più volte che, per forzature e interventi politici, chi doveva operare ha voltato la testa dall'altra parte per non vedere e soprattutto non agire: vedi il caso Bussi, le ripetute violenze al territorio, le leggi e le disposizioni ignorate per favorire speculazioni e gli amici degli amici.

Esemplare resta la bruttissima storia di Rigopiano.

Il prefetto Barbato non ha fatto altro che rispettare il suo ruolo e i suoi doveri, in difesa di tutti, senza far pesare i trentamila biglietti già venduti (ma si poteva fare, prima di essere stati autorizzati?) e non ha mancato di rendere esplicito un chiaro messaggio, derivante anche dalle disposizioni ministeriali: con la sicurezza non si scherza e non si possono fare sconti, come anche per la celebrazione dei matrimoni in luoghi non preposti, se non si osservano i criteri imposti dalle circolari delle autorità centrali.

In conclusione, e va affermato a chiare lettere, non è accettabile che per superare problemi seri legati a leggi e disposizioni si cerchino scorciatoie che solo una politica scaduta in politicantismo può accettare, perché così si rischia di cadere in logiche che richiamano fenomeni che hanno devastato altri territori, dove a comandare spesso sono mafia, camorra e ndrangheta...

Si capisca ciò che davvero è in ballo proprio per ristabilire quella correttezza invocata che non è stato certo il prefetto a violare.

tutti pazzi per la Civita

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna