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Le parole del procuratore di Milano Greco

di Gino Di Tizio

Con tutto il dovuto rispetto per il Procuratore della Repubblica di Milano, dottor Greco, trovo da cittadino inquietante il fatto che abbia rivendicato ai "magistrati del nord" una sostanziale differenza da quelli che frequentano "ambienti" romani.

Mi piacerebbe sapere a questo punto bene i termini di questa differenza per capire a dove si appoggia e fino a che punto condiziona il funzionamento della bilancia della giustizia, a cui tutti coloro che indossano la toga, da Bolzano a Trapani dovrebbero massimamente tenere.

A meno che la logica che ispira questa posizione non sia ancora legata al famoso "Resistere, resistere, resistere" di Borrelli, o a quella espressa a suo tempo da Davigo: "Rivolteremo l'Italia come un calzino", frutto di una visione certamente esasperata del ruolo salvifico che la magistratura pretendeva di avere nei confronti di tutta la società, logica che non ha di certo prodotto risultati positivi per tutti noi, se è vero, come ha dichiarato sempre Davigo che oggi " i politici non hanno smesso di rubare, ma di vergognarsi"...

A questo punto, considerata anche la crisi di credibilità scoppiata con la vicenda Csm, invece di fare grottesche distinzioni geografiche su come viene gestita la bilancia, non sarebbe meglio impegnarsi tutti intanto a riequilibrare tutti i pesi e poi a garantire che chi è chiamato a usarli lo faccia tenendo presente solo la legge, nel rispetto più ampio possibile dei diritti dei cittadini?

tutti pazzi per la Civita

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