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Il procuratore di Roma denuncia l'uso strumentale delle iniziative giudiziarie

di Gino Di Tizio

A prescindere dal loro esito finale  

Della lunga intervista al Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatore, da mercoledì in pensione, pubblicata oggi da il Corriere della Sera riporto una sola frase pronunciata dal magistrato: "Il nostro è da sempre un Paese profondamente diviso, in cui si continua a negare legittimazione all'avversario politico e non si rinunzia ad usare contro di lui il risultato delle indagini, a prescindere dal loro esito finale".

Una fotografia chiara e indiscutibile della situazione che palesemente inquina il rapporto tra politica e giustizia, non da oggi.

Ed ha ragione il magistrato a gettare la croce delle responsabilità alla politica, che usa e strumentalizza, davvero a "prescindere" le iniziative giudiziarie, a partire dai famosi avvisi di garanzia.

Un bel pezzo di quella croce, va ammesso, tocca anche alla mia categoria, sempre pronta a cavalcare acriticamente quanto viene fuori nel corso delle vicende giudiziarie e a far scattare la gogna per il malcapitato di turno.

La presunzione di innocenza viene ignorata e calpestata, conta solo cercare profitti immediati da inchieste, magari attivate con l'uso della carta da bollo da parte degli stessi esponenti politici, per usare, come dice Pignatore, la magistratura per risolvere, forzando le cose, problemi di cui non vuole farsi carico.

Trovo questa affermazione non solo assolutamente veritiera, ma tale da dovere originare approfondite riflessioni e impegno a far si che cessi da parte della politica il tentativo di usare a proprio uso e consumo la giustizia.

Nell'interesse vero di tutta la comunità civile.

tutti pazzi per la Civita

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