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Spesso ignorata la presunzione di innocenza   

di Gino Di Tizio

La giustizia nel lungo suo cammino offre garanzie al cittadino, negate invece da chi ignora il dettato della presunzione di innocenza.   

Dopo l'assoluzione dell'ex sindaco di Roma Marino, la Suprema Corte ha preso anche altre decisioni che hanno cancellato condanne dei tribunali o hanno imposto nuovi giudizi: è capitato anche da queste parti, per la condanna inflitta a tre medici dopo la morte del povero Morosini durante una partita di calcio a Pescara.

Attorno a queste vicende, ed altre, come quella dell'annullamento della sentenza che aveva assoluto gli stupratoti con la motivazione che la vittima era troppo brutta, stanno suscitando varie reazioni nei confronti del funzionamento della nostra giustizia.

Ma se scandalo c'è da fare non è all'esito finale dei vari processi, a parte discutere la lunghezza dell'iter, ma su come si è partiti ed anche sulle sentenze emesse, chiamando in causa soprattutto i media colpevoli di non aver mai tenuto nel debito conto la presunzione di innocenza, che pure è un preciso valore costituzionale.

C'è infatti da valutare che la giustizia, sia pure con tempi elefantiaci, riesce nel lungo percorso che fa a garantire all'imputato un giudizio finale se non perfetto comunque affidato a riscontri di legge, non ad emozioni o, peggio, a interessi partigiani.

Il punto finale di queste riflessioni è quindi di dare davvero valore al dettato costituzionale che vuole un imputato innocente fino a sentenza definitiva, bandendo finalmente dalla comunità civile l'immediata condanna alla gogna, non scritta da nessun codice, ma che viene puntualmente inflitta ai cittadini fin da momento dell'avviso che pure si chiama di "garanzia"...

tutti pazzi per la Civita

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