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Sul giudizio pesa anche l'aspetto fisico della vittima, vera o presunta che sia  

di Gino Di Tizio

La verità giuridica spesso è cosa diversa da quella che viene vista come una verità, perché deriva da valutazioni legate alle leggi scritte, non ai sentimenti e spesso, nemmeno alla logica: me lo diceva un amico magistrato, il compianto dottor Franco Quadrini.

Assodato tutto questo diventa comunque inaccettabile che in una sentenza si possa far riferimento alla bruttezza della persona sottoposta comunque a violenza, per assolverei violentatori.

Giustificate dunque le reazioni al caso della Corte d'Appello di Ancona, dove tre magistrati donne hanno dato evidenza all'aspetto fisico della donna, come chiesto dai difensori, per giungere alla assoluzione.

La Cassazione ha annullato quella sentenza e il processo dovrà ora ripetersi.

Non si può nemmeno puntare a questo punto, proprio partendo dalla riflessione iniziale, a sostenere che gli imputati siano colpevoli, ma certo nel valutare quanto accaduto non dovrà aver peso l'aspetto fisico della donna.

Che sia stata fatta questa valutazione però non dovrebbe essere fatto archiviato come se niente fosse accaduto, perché, in fin dei conti, finisce in ballo la credibilità stessa della nostra giustizia alla quale tutti dovremmo tenere.

A partire da chi indossa la toga.

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