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La loro nomina non può dipendere da un rapporto di fiducia, ma da competenza e capacità  

di Gino Di Tizio

"Dai manager Asl mi attenderei le dimissioni", ha dichiarato al quotidiano Il Centro il neo presidente della Regione senatore Marco Marsilio chiarendo qual è il suo pensiero affermando ancora: "Dico che dai dirigenti delle Asl, come per qualunque altra figura apicale che è nata da un rapporto di fiducia con la precedente amministrazione, mi attenderei un gesto di correttezza: quello di rimettere la disponibilità dei loro mandati nelle mani del presidente della Regione per permettere di fare valutazioni serene e, dove sarà ritenuto opportuno, di fare gli avvicendamenti necessari".

Tutto bene, ma trovo, da cittadino, in questo atteggiamento un grande equivoco che riguarda un settore delicato come è quello della sanità e i direttori generali che sono stati chiamati a guidarla.

Il rapporto con queste figure, per come è stato stabilito dalle riforme che si sono succedute dal momento in cui sono stati cancellati dalla guida degli ospedali i Consigli di Amministrazione di origina politica, non doveva essere "fiduciario", ma derivante dalle dimostrate qualità manageriali di chi veniva nominato, proprio per impedire la lottizzazione partitica?

Invece cosa è accaduto?

Che ad ogni cambio di gestione politica sono stati cambiati regolarmente i presunti manager che, in tutta evidenza, come primo requisito hanno dovuto presentare se non la tessera di un partito, la vicinanza alla bottega che conta al momento.

Un tradimento della riforma, a danno della sanità e dei cittadini.

Il nuovo presidente farebbe bene a fare qualche riflessione su questo argomento, visto ciò che c'è il ballo: la salute dei cittadini.

tutti pazzi per la Civita

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