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L'invito a non pagare la multa segna un fatto nuovo nel rapporto tra politica e giustizia  

di Gino Di Tizio

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini che dice a Alessio Feniello di non pagare la multa che ha ricevuto, dopo essere stato condannato per aver violato i sigilli che c'erano nella zona dove c'era l'Hotel di Rigopiano, per portare fiori sul luogo dove ha perduto suo figlio, in circostanze ancora oggetto di indagini giudiziarie, segna un fatto nuovo nel rapporto tra politica e giustizia.

Questa volta non c'è stato alcun atto di fede nei confronti delle decisioni della magistratura, ma il ministro ha detto alla persona colpita dal provvedimento di non rispettare quella sentenza, quindi di non pagare un solo euro, perché se una legge è sbagliata va cambiata.

E loro, il governo del cambiamento, si impegnano a farlo.

Non è questione di poco conto, e sconcerta che se ne sia parlato poco o niente, perché tocca aspetti che riguardano non solo il funzionamento della famosa bilancia, purtroppo spesso disastrata nel Belpaese, ma anche l'equilibrio dei poteri che è alla base della nostra democrazia.

Che il caso Feniello presenti aspetti più che discutibili nei confronti della nostra giustizia è certamente vero, ma è altrettanto vero che quegli aspetti, anzi quelle storture, non si risolvono con battute ma agendo per fare chiarezza assoluta sui fatti, a cominciare dalla necessità di capire se, nel caso in questione, è sbagliata la legge o chi l'ha interpretata.

tutti pazzi per la Civita

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