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La politica del Belpaese è sempre più lontana dal sentire del "popolo sovrano"   

di Gino Di Tizio

Il lungo e non indolore travaglio che ha preceduto la scelta del candidato del centro destra alle prossime elezioni regionali alla fine una dimostrazione chiara l'ha data: la politica è sempre più lontana dal sentire e anche dai desiderata della gente.   

Non da oggi, in verità, i partiti hanno scelto di diventare "cosa loro", cioè di pochi che fanno e disfanno, secondo gli interessi e i desiderata dei pochi che stanno nella bottega di riferimento, ma questa volta davvero si è esagerato.

Prima il Movimento 5 Stelle che ha mostrato la fragilità, per non usare altro termine, del sistema di scelta forzando la mano per candidare Sara Marcozzi, che comunque ha raccolto quanto fatto nell'uscente consiglio regionale.

Poi è stata la volta del centro sinistra che ha dovuto chiamare in causa l'unica persona che può portare la coalizione a recuperare quanto perduto con scellerata e personalistica gestione del potere, pagando comunque un prezzo non lieve visto che Giovanni Legnini della discontinuità con il passato ha fatto una bandiera sotto la quale pensa di raccogliere nuove energie.

In mezzo c'è la posizione assunta da Fabrizio Di Stefano, con le sue liste civiche, che almeno dall'inizio ha parlato delle cose da fare e dei programmi per rilanciare l'Abruzzo, sperando di trovare ascolti che non ci sono, a quel che sembra, stati in alcune stanze della politica.

Infine da Roma, anzi più propriamente da Milano, è arrivato l'atto finale della spartizione fatta da Berlusconi, Salvini e Meloni per dire che l'Abruzzo "tocca" ad un partito della coalizione, a prescindere da tutto il resto.

Così arriva una persona rispettabilissima, certo, ma che conta solo una origine in questa terra, perché il suo impegno in politica si è svolto sempre nella capitale, dove ha responsabilità di partito ed è senatore.

Così in Abruzzo, dopo aver avuto a lungo il "presidente senatore", con D'Alfonso, avremo un "senatore candidato presidente" imposto sulla testa degli abruzzesi, la cui reazione a questo punto non è facilmente prevedibile.

Certo abbiamo situazioni anomale per chi vorrebbe ancora credere nella Politica scritta con la maiuscola.

Vedremo l'esito: qualcuno però, questo va detto, rischia molto, proprio in Abruzzo, di non vedere più riconosciuto il diritto di fare e disfare in nome di qualcosa che non è certo politica, ma scade di certo non politicantismo, che ne è la negazione. 

tutti pazzi per la Civita

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