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Luigi Di MaioIl giornalismo si difende evitando di considerare "padroni" gli editori   

di Gino Di Tizio   

Da sempre sono convinto che perché ci siano padroni, occorre che ci sia anche chi accetta di essere servo, altrimenti tutto si svilupperebbe in un corretto rapporto di dare e avere, per raggiungere uno scopo fissato.   

Vale anche, ovviamente, per il settore in cui opero, il giornalismo, messo sotto attacco dalle indecenti dichiarazioni di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle.

Se non accetti quello che ti chiede l'editore puoi salutare e prendere altra strada.

Mi è capitato, come direttore di emittenti private: cambia l'editore, cambia la "linea editoriale", per non dire cambiano gli interessi da tutelare, e se non ti sta bene, perché ritieni in pericolo la tua libertà ed anche l'impegno di riferire sempre in maniera corretta fatti e situazioni, non devi far altro che andare via, nel caso anche sbattendo la porta.

Certo, ha un peso questo comportamento, ma non bisogna essere eroi per attuarlo.

Basta un po’ di rispetto per te stesso e per le persone a cui ti rivolgi.

Precisato questo, anche se non parteciperò alle manifestazioni di giornalisti, per questioni logistiche ed anche di età che avanza, respingo anch'io con sdegno le parole offensive di Di Maio e Di Battista contro la categoria.

Ho scoperto infine che Di Maio ha anche lui una tessera di giornalista, quella di pubblicista.

C'è da fargli i giusti complimenti, perché è riuscito a ottenerla superando, evidentemente, le palesi difficoltà nell'uso del congiuntivo...

O i complimenti, questo è il dubbio, bisogna farlo all'ordine dei giornalisti campano che gli ha dato quella tessera?

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