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Qualche opportuna riflessione sul "fascistometro" dopo una nota di Gramellini  

di Gino Di Tizio

Nella generale confusione che in fatto di ideologie ormai si è affermata nel Belpaese, si fa ricorso con preoccupante frequenza ad accusare di fascismo chi ha un pensiero diverso da tuo.

Forse capita perché questo è un paese che non ha mai fatto per davvero i conti con la propria storia e le proprie responsabilità: infatti siamo passati dalle folle oceaniche che ascoltavano entusiaste il Duce, dai professori universitari che giurarono tutti fedeltà al fascismo (meno undici docenti), al riscatto offerto dai pochi che si opposero e combatterono il fascismo che è diventato patrimonio generale, con una mistificazione morale e storica che non è stata mai messa nella sua giusta luce.

Sul Corriere della Sera nella sua rubrica "Il caffè" Massimo Gramellini in qualche modo affronta l'argomento.

Il titolo è "Confessioni di un protoascista".

Scrive Gramellini che, dopo aver risposto alle 65 domande del "fascistometro" pubblicato da Michela Murgia, nel suo saggio pubblicato da Einaudi, si è scoperto con un "profilo protofascista". E perché? Perché, spiega, "ingenuamente" ha risposto "che in Italia ci sono troppi parlamentari: il doppio degli Stati Uniti, cinque volte più popolati di noi.

O che la gran parte dei residenti asilo sono migranti economici e non rifugiati politici: affermazione non attribuibile al Klux Klan, ma al report del ministero dell'Interno.

Oppure che nella patria dei Tar, chiunque può bloccare una opera pubblica con ricorsi infiniti.

Non si tratta di opinioni, ma di fatti " scrive Gramellini, per sostenere ancora: "A meno che, per meritarsi l'appellativo di fascista, in alcuni casi basti dire la verità".

Scrive ancora che "non tutto ciò che pensa la maggioranza è reazionario".

Aggiungo di mio che è sbagliato, velleitaria, estremamente scorretta l'azione di chi cerca di portare acqua al proprio mulino dando del fascista al prossimo, così facendo assumendo in se tutta la parte sbagliata che c'è stata in quel tragico periodo storico con il quale, insisto, dovremmo ancora, come popolo, dare davvero i conti, per uscirne finalmente puliti e liberti da scorie che ancora pesano sul nostro vivere civile.

tutti pazzi per la Civita

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