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Un caso che dimostra il rapporto contorto tra politica e giustizia  

di Gino Di Tizio   

Se ci voleva una prova per dimostrare quanto contorto sia diventato il rapporto tra politica e giustizia, essa è arrivata in maniera clamorosa ieri sera nel corso della trasmissione di Bruno Vespa, con ospite il vice-premier Luigi Di Maio.   

 Infatti Di Maio ha annunciato il ricorso alla Procura della Repubblica per individuare la "manina" che a suo dire gli ha cambiato le carte in tavola per la questione del decreto fiscale.

A parte la storia, abbastanza sconcertante, del vice-premier (ma vice di chi?) che dice che il testo inviato al Quirinale è stato manomesso, mentre dalla Presidenza della Repubblica si sono affrettati a far sapere che non hanno ricevuto nulla, resta questo chiamare in causa i magistrati per questioni che hanno certe radici nei rapporti politici tra M5s e Lega e nella funzionalità della organizzazione che accompagna l'azione di governo.

Che ci azzeccano, per dirla alla Di Pietro, i Pubblici ministeri?

Li si chiama in causa nella speranza di evitare bruciature di fronte alle castagne che si vogliono togliere dal fuoco?

Non ci si accorge che così si snatura e si squilibra il rapporto tra poteri, con percorsi che già hanno prodotto seri danni alla comunità civile.

Da cittadino a questo punto non mi attendo certo che un Pm, per quanto preparato a volenteroso sia, possa riuscire a individuare la "manina" e a chiarire le cose (cosa fa? invia avvisi di garanzie a tutti i componenti del governo e ai funzionari pubblici per trovare il colpevole della manomissione?), ma che siano gli stessi Di Maio e Salvini a dirci che cosa è successo, evitando possibilmente ogni fuga dalle proprie responsabilità invocando l'intervento della giustizia.

Salvo poi a lamentarsi della invasione di campo dei Pm, come tante volte la politica ha fatto.

tutti pazzi per la Civita

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